Nei dipartimenti di Guajira, Córdoba, Sucre, Atlántico, Chocó, Norte de Santander, Risaralda, Caldas, Quindío, Valle del Cauca, Cauca, Tolima,Huila, Casanare, Meta e Boyacá il Movimento Indigeno e popolare, da sei giorni sta rivendicando pacificamente la propria autonomia, la liberazione della 'madre terra', in difesa della vita e dei diritti territoriali, contro un governo legato al paramilitarismo. Mentre Uribe Velez dichiara lo stato di Conmoción Interior (che equivale ad uno stato di eccezione, ove tutti i poteri passano nelle sue mani), la sua polizia, con mezzi brutali ed arcaici, ferisce oltre 200 indigeni (di cui il 10% con proiettili) e ne uccide quattro.
Nella sola Panamericana all'altezza della cittá di La María, Piendamó (CAUCA), territorio di dialogo, negoziazione e convivenza del CRIC, si trovano oltre 20 mila indigeni di differenti luoghi del Cauca. La forza pubblica ha ucciso Mariano Morano Dizú, vittima di un colpo di fucile alla testa e ci sono almeno altri 20 feriti. Informano che lí ci sono anche individui in abiti civili che stanno sparnado contro gli indigeni.
BILANCIO PRIME SEI GIORNATE DELLA MINGA da ONIC - 16 ottobre 2008
Durante le azioni intraprese dal movimento indigeno nei dipartimenti di Guajira, Córdoba, Sucre, Atlántico, Chocó, Norte de Santander, Risaralda, Caldas, Quindío, Valle del Cauca, Cauca, Tolima,Huila, Casanare, Meta e Boyacá, si stanno presentando nelle ultime ore fatti di enorme gravità che evidenziano le politiche repressive e di criminalización della protesta sociale intraprese dal Governo.
I fatti più gravi si vengono presentando in La María - Piendamó nel Cauca e nel municipio di Candelaria del Valle dove l'ESMAD, l'Esercito e la Polizia attaccano gli indigeni a colpi di fucile, gas lacrimogeni, tanquetas, elicotteri e persino a machete per reprimere la protesta.
Preoccupano inoltre le versioni date dai mezzi di comunicazione, ove si afferma che queste manifestazioni sono infiltrate dalle FARC, con lo scopo di legittimare l'offensiva militare e le morti degli indigeni che continuano ad essere annunciate con insistenza dalle organizzazioni indigene e per i diritti umani che sono stati al tanto di questa situazione purtroppo non nuova.
Ocorre ricordare che il 15 marzo nel Consiglio Comunitario realizzato a Popayán, il Presidente Álvaro Uribe ha offerto una ricompensa per la testa dei dirigenti delle popolazioni indigene presenti durante il processo della Liberazione della Madre Terra e da allora in colombia non ha cessato la violenza e la morte di indigeni.
MOTIVAZIONI PER LA MINGA INDIGENA da ONIC - 10 ottobre 2008
I Popoli Indigeni e le loro autoritá convocano ai settori sociali, popolari e democratici della societá colombiana alla MINGA NAZIONALE DI RESISTENZA INDIGENA, una giornata di unitá comunitaria, sociale e popolare
NOSTRI OBIETTIVI
1. Seminare nuovamente nella memoria collettiva che i Popoli Indigeni dal 1492 vengono sistematicamente sterminati, situazione che si é aggravata con le politiche dell’attuale governo.
2. Difendere la vita e i diritti territoriali, politici ambientali e alimentari.
3. RIfiutare la illegittimitá e illegalitá del governo e del congresso della Repubblica per essere legati al paramilitarismo.
4. Esiger il pieno sviluppo dei diritti umani e costruire tutti assieme un paese per tutti.
5. Liberar la Madre Tierra, por que mientras ella sea sometida y destruida no hay futuro para nadie.
DETENUTI TRE FRANCESI A PALMIRA - IL GOVERNO OSTACOLA LA LIBERA INFORMAZIONE SULLO SCIOPERO DEI LAVORATORI DELL'INDUSTRIA DELLA CANNA - CONTINUA LA PERSECUZIONE CONTRO LA COMUNITÁ INTERNAZIONALE
13 ottobre 2008
Da REDHER Alle 12:45 circa di oggi 13 ottobre 2008 i cittadini francesi DAMIEN FELLOUS, con passaporto n. 07CI42976, JULIEN DUBOIS con passaporto n. 05EI56809 e JORIS PROT con passaporto n. 07CP21469, sono stati fermati da membri del DAS (Dipartimento Amministrativo di Sicurezza), mentre stavano realizzando un lavoro giornalistico nei luoghi di concentrazione dei lavoratori dell'Industria della Canna di Zucchero. I giornalisti avevano effettuato la verifica delle condizioni dei lavoratori negli Impianti Manuelita e Providencia, di cui possedevano foto e doecumentazione informativa.
Questi fatti si presentano giusto nel momento in cui il governo annuncia indurire le misure di ordine pubblico contro i lavoratori dell'Industria della Canna da zucchero che si trovano in Assemblea Permanente con sospensione dell’ attività dal 15 settembre 2008, i lavoratori del Ramo Giudiziario che hanno cominciato il 1 settembre 2008 e nel momento in cui gli indigeni e contadini del Cauca, si trovano riuniti nella comunitá di María Piendamo, nella Minga per la Vita dal 12 ottobre 2008, dove hanno convocato il presidente Álvaro URIBE VELEZ, per le gravi minacce e crimini di lesa Umanità dei quali continuano ad essere vittime.
Denuncia di ACIN
TRE FRATELLI NASA FERITI DALL’ESMAD
MENTRE STAVANO REALIZZANDO IL RITUALE DELLA LIBERAZIONE DELLA MADRE TERRA Associazione dei Cabildo Indigeni Nord Cauca- CXAB WALA KIWE
22 agosto 2008 Oggi 22 agosto 2008, nelle ore della mattina, quando membri delle comunità indigene di Munchique los Tigres appartenenti al municipio di Santander di Quilichao, si stavano preparando per iniziare la Minga nella tenuta Il Japio, membri dell'ESMAD, Squadrone Mobile Antisommossa, hanno imboscato militarmente varie persone della comunitá, aggredendole in maniera brutale, sono rimasti feriti i seguenti abitanti:
LUIS CARLOS GUASAQUILLO, che presenta una ferita al braccio sinistro, causata dal compo di un artefacto explosivo (bomba di carta) lanciada da membri dell’ESMAD. Sfortunatamente e difronte alla gravitá della ferita, é statu amputato il braccio al contadino.
JULIO DIAZ, ancora inconsciente come risultato dei colpi ricevuti attraverso bastón e machete da membri della polizia Nazionale.
MONICA DIAZ, giovane donna di 16 anni, la quale presenta una ferita da arma da fuoco all’altezza del gluteo provocata da un memnro della Polizia Nazionale.
IL PROBLEMA DI FONDO CHE NON SI VUOLE RICONOSCERE Autoritá e comunitá indigene del Nord del Cauca
21 agosto 2008
Il governo puó brandire e vociferare multiple ragioni rispetto al tema della terra, appoggiandosi nella sua tesi sullo sviluppo e su dati statistici, può anche, da questa logica, ordinare in maniera infruttuosa molteplici misure per rispondere a questo problema con i popoli indigeni, sfortunatamente le misure e meccanismi stabiliti dall'alto governo in nessun modo sono diretti a risolvere il problema di fondo, ma, al contrario, tutte le iniziative fino ad ora stabilite mirano a soddisfare i proprietari terrieri, le multinazionali e corporazioni economiche vicini al governo, passando sopra alle concezioni millenarie, dinamiche economiche e sociali dei popoli indigeni e rurali.
AZIONE URGENTE
ESMAD SGOMBERA 200 FAMIGLIE DI MINATORI Suarez, Cauca - 20 Agosto 2008
per Galería de la Memoria – CSPP – Nomadesc – Defensoría Juvenil -
Red de Banco de Datos de Derechos Humanos
Dalle 2,30 del pomeriggio nel municipio di Suárez, Cauca, nella miniera ubicata al bordo del fiume Cauca, di fronte alla Galleria della zona urbana, approssimativamente 60 membri dell'ESMAD e della Controguerriglia, che si spostavano su due camion, un autobus, due tank e due camioncini hanno attaccato violentemente contro 200 famiglie della comunità di minatori, nella gran maggioranza afrocolombiani, lanciando gas lacrimogeni e colpendoli con manganelli e prendendoli a calci.
L'ordine dello sgombero é stato dato data dal sindaco di Suárez, Luís Fernando Colorado Aponzá, con l'argomento che questi sarebbero terreni di alto rischio. Denunciamo anche il ruolo giocato dalla personera municipale José Denis Balanza che non sta operando a tutela dei diritti umani, bensì a beneficio dello sgombero, appoggiandosi all'argomento dell'alto rischio, ma senza offrire alternativa alcuna alle famiglie; in questo senso è importante segnalare che nei giorni passati sono statu sgomberati dalla miniera ubicata nel quartiere San Miguel, 1800 minatori, prometiendo loro una cifra in denaro a titolo di indennità che fino ad ora non é stata completamente consegnata
L'esercito Nazionale colpisce la popolazione civile COLPI DI MITRAGLIA SULLA SCUOLA DI LAS GUACAS,
CORINTO, CAUCA JORLEN SORIANO MARIN
Coordinatore Della Istituzione e Presidente del Comitato Municipale degli Educatori 29 luglio 2008
Mi permetto di riportare i fatti che si sono venuti presentando da alcuni mesi nel Corregimiento EL JAGUAL del municipio di Corinto, al nord del dipartimento del Cauca, dove funziona la Istituzione Educativa Las Guacas, e che il 27 di luglio di questo anno sono arrivati al limite:
• Il 29 maggio 2008,la Forza Militare hanno bombardato le frazioni di Las Guacas e La Comiera uccidendo due fratelli civili evangelici.
• Sono continuativi gli scontri a qualsiasi ora del giorno ed in qualsiasi luogo di questa zona, ma specialmente nelle frazioni menzionate.
• Ieri, 27 luglio 2008 tra le 6:30 della sera e le 11:00 della notte un aereo Della Forza Aerea ha mitragliato senza pietá il Collegio de Las Guacas e le case circostanti. Sono stati causati danni a porte, pareti, tuberie degli impianti per l’acqua, nella classe di informatica, sul pavimento, sui marciapiedi, nel campo di basket, sulle lavagne e nei tetti. Le persone che vivono nel negozio a 20 metri dalla scuola, ci hanno raccontato dei momento terribili che hanno vissuto e come l’aereo sparava senza pietá contro la loro casa, in cui stavano bambini e persone della comunitá.Nello stessomomento, un pó piú giú dal Collegio una ex alunna che stava in casa sua é stata ferita gravemente ed al momento la prognosi é riservata.
Immagini da Las Guacas di Óscar Paciencia
Las Guacas, 6 agosto 2008
Oltre l'istituzione scolastica è stata colpita anche la casa del gestore del negozio comunitario e ll negozio stesso, dove al momento del mittragliamento vi erano 30 persone. Poi i bambini tornano a scuola.
Intervista al signor Jorge Ortega, gestore del piccolo negozio comunitario, che funziona anche come luogo di ritrovo della comunità, che racconta come anche la sua casa è rimasta colpita dai colpi di mitragliatrice dell'avionetta dell'esercito dalle 19 alle 23 del 27 luglio 2008
Intervista al professor Jorlen Soriano Marin, autore della denucia, professore dell'istituzione scolastica e presidente del Comitato Municipale degli Educatori, il quale, oltre a raccontare le condizioni della scuola e quelle psicologiche degli alunni, ricorda come da maggio i combattimenti tra il Sesto fronte delle FARC e l'esercito Nazionale colombiano continuino ininterrottamente, anche nelle case e nei villaggi limitrofi e che hanno fatto due morti in maggio di quest'anno
Intervista a Jessica, sorella della ragazza di 22 anni rimasta gravemente ferita e tutt'ora in fin di vita, essendo stata colpita, nella cucina di casa sua, da un proiettile di alto calibro sparato dall'avionetta militare che le ha trapassato la spalla, colpito il polmone ed il fegato, il 27 luglio 2008
7.200 PRIGIONIERI POLITICI: UNA REALTÁ OSCURA IN COLOMBIA
da Radio Mundial(Venezuela) - Ultime Notizie
Nell'ultimo anno, il conflitto colombiano ha girato per il mondo attraverso le pagine dei più importantiquotidiani del pianeta. Lo scambio umanitario e la liberazione dell'ex candidata presidenziale Ingrid Betancourt, come simbolo degli ostaggi nelle mani delle Forze armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC), ha spinto a milioni di persone a chiedere la libertà per tutti i sequestrati e a esigere la disarticolazione della guerriglia.
Ma, Il conflitto colombiano non genera sofferenza da un solo lato; la realtà ha due facce. Di fronte agli oltre 700 ostaggi nelle mani delle FARC ci sono i 7.200 carcerati politici dello Stato chi scontano pene per "ribellione o affini".
Il Comitato di Solidarietà coi i Prigionieri Politici colombiani (Cspp), difensore dei diritti umani ed in permanente allerta sulla situazione che vivono questi detenuti, afferma che le violazioni alle garanzie dei reclusi sono costanti da parte dello Stato.
Fondazione per i Diritti Umani 'Joel Sierra' traduzione di Aiki
IN PIENA SICUREZZA DEMOCRATICA, COMPLETAMENTE INDIFESI I DIRIGENTI SOCIALI E POLITICI.
1. oggi 15 febbraio, è stato assassinato il dirigente politico, Francisco DELGADILLO, che svolgeva l'incarico di presidente del Consiglio Municipale di Saravena, organismo al quale era stato eletto per il Partito Cambio Radical. Il fatto è stato commesso nel centro urbano di questa città, verso le 2:00 del pomeriggio, ad una quadra e mezzo da una garitta della polizia che fa parte del cordone di sicurezza.
2. il giorno 8 febbraio, verso la 1:00 del pomeriggio, è stata assassinata l’insegnante MARÍA DEL CARMEN MEZA PASACHOA, dirigente sociale, affiliata all'Associazione degli Educatori di Arauca ASEDAR, mentre si spostava dal suo posto di lavoro, nella frazione Santa Inés, verso il centro urbano di Tame, a scarsi cinque minuti da questo.
ALCUNE CONSIDERAZIONI QUANTITATIVE SULL' EVOLUZIONE RECENTE DEL CONFLITTO IN COLOMBIA
Bogotá, 1 Dicembre 2007
di José Fernando Isaza Delgado e Diógenes Campos Romero traduzione Comitato Carlos Fonseca
Nel 2004, insieme al professore Diógenes Campos, abbiamo realizzato il saggio "Modelli Dinamici di Guerra: Il Conflitto Colombiano". Negli ultimi tre anni sono accaduti una serie di avvenimenti che meritano un aggiornamento del lavoro. I nuovi fatti non cambiano le conclusioni, piuttosto li rafforzano. Merita sottolineare i seguenti fatti: I. La spesa militare è cresciuta enormemente, arrivando oggi vicino al 6.5% del PIL. II. Si sono smobilitati più di 25.000 paramilitari delle AUC, dei 12.000 uomini che, secondo il Governo, integravano il gruppo armato illegale. Questa moltiplicazione del numero di paramilitari è stata denominata da alcuni matematici "Il Paradosso di Banach Tarski applicato al paramilitarismo colombiano" e da altri come la dimostrazione del 1=2. III. Si evidenzia il fallimento della politica di fumigazione come mezzo di controllo alle coltivazioni illecite. IV. Si è evidenziato che il movimento politico denominato da alcuni analisti “Uribismo Rurale” ha combinato "tutte le forme di lotta" nella sua alleanza con il paramilitarismo.
lunedì, 24 gennaio 2008
da Sinaltrainal
Comitato per i prigionieri Politici Traduzione del Comitato Carlos Fonseca
Un Giudice colombiano ha condannato due paramilitari ed ha ordinato indagare la Nestlé e il capo paramilitare “Jorge 40” per l’assassinio di Luciano Enrique Romero MOLINA. L’11 settembre 2005, nella città di Valledupar, il dirigente sindacale e difensore dei Diritti Umani Luciano Romero MOLINA è stato sequestrato, torturato ed assassinato da membri dei gruppi paramilitari sotto il comando di “Jorge 40”; il suo corpo senza vita è stato ritrovato con evidenti segni di tortura. I verbali dell’autopsia indicano che le sue mani sono state legate e che, in questa condizione, ha ricevuto oltre 40 coltellate, fino alla sua morte.
Luciano Romero, ha appartenuto al Sindacato Nazionale dei Lavoratori dell'Industria di Alimenti “SINALTRAINAL” ed era anche membro della “Fondazione-Comitato di Solidarietà coi Prigionieri Politici”
Luciano è stato assassinato dopo avere subito una violenta persecuzione da parte dell'impresa “Cicolac-Nestlé” che lo licenziò ingiustamente, insieme ad altri dirigenti del SINALTRAINAL. Il licenziamento venne eseguito in complicità col Ministero della Protezione Sociale che definì illegale uno sciopero che non era mai avvenuto e che ha rappresentato uno dei passi preliminari per distruggere il sindacato all'interno dell'impresa. La sezione della città di Valledupar del Sinaltrainal venne annientata nel 2003 dopo che l'impresa aveva ottenuto, attraverso le minacce e il terrore, l’abbandono in massa di tutti i lavoratori dal sindacato.
Scontri all'Università nella commemorazione del CHE
PROTESTE ALL’UNIVERSITA’ NAZIONALE DI BOGOTA’
RICORDANDO IL CHE E CONTRO IL GOVERNO URIBE
Bogotà 15 ottobre 2007
da RED ANTORCHA IDENTIDAD ESTUDIANTIL
traduzione Comitato Carlos Fonseca
Alle 11,15 del 11 Ottobre 2007 più di 200 giovani di differenti organizzazioni politiche si sono presentati nella storica Piazza CHE della UNAL - di Bogotà, convocando agli altri studenti al “TROPEL” (come è conosciuta questa forma classica di protesta in Colombia).
I portavoci della manifestazione hanno denunciato la politica del Governo Nazionale che vuole implementare una serie di riforme puntano alla privatizzazione e con la nomina di alcuni funzionari direttivi imposti direttamente dalla “Casa de Narino” ( Palazzo presidenziale) e che applicano le politiche statali in modo autoritario.
I manifestanti hanno anche rivendicato le proteste sociali che erano programmate per i gioni 10-11-12 ottobre e convocate da contadini e lavoratori in rifiuto del Governo Uribe, considerato come “mafioso e paramilitare” e rispetto al quale gli ultimi accadimenti mostrano la relazione attuale tra il presidente stesso e il Cartello di Medellin e i gruppi paramilitari.
La protesta, alla quale parteciparono circa 2000 studenti, fu convocata per commemorare il 40° anniversario della morte di Ernesto Che Guevara avvenuta in Bolivia il 8 ottobre 1967 e si unisce agli eventi realizzati in tutto il mondo per ricordare e rivendicare il rivoluzionario.
Ricordiamo che ci sono state anche proteste nella università di ANTIOQUIA e nella università di NARINO dove sono stati lanciati slogal per la LIBERAZIONE NAZIONALE.
A cura di Oscar Paciencia
Nella pubblicità della pagina web del Governo si legge di una Samaniego 'partecipativa e competitiva', simbolizzata dal logo di una enorme infrastruttura stradale che sovrasta la valle nariñense. Forse occorrerebbe aggiungere anche 'conflittiva e desplazada', se come ci raccontano i più di 400 contadini scappati dalle montagne circostanti a seguito degli scontri armati che stanno avvenendo nelle comunità limitrofe, ove l'incursione paramilitare associata all'esercito nazionale stà cercando di fare posto alla multinazionale Kedhada per lo sfruttamento dell'oro e delle altre risorse minerali di cui la zona è ricca.
Nell'ambito dell'ultima giornata di attività della Carovana Minera Nazionale e Internazionale Il Comitato Carlos Fonseca e la RedHER hanno avuto modo di intervistare e raccogliere le denunce dei contadini e piccoli minatori scesi dalle loro comunità per protestare e partecipare agli incontri.
30 agosto 2007
In sciopero della fame da due settimane, già con sintomi di grave disidratazione, vomitando sangue e con le bocche cucite, gli studenti della Università del Cauca di Popayan continuano a protestare per le denunce subite, tra le vessazioni dell'istituzione universitaria, le minacce paramilitari, la repressione dell'ESMAD (squadroni della polizia speciale antisommossa) e, adesso, anche con la possibile espulsione dalla università.
Pur decidendo per l'interruzione dello sciopero della fame che, da una nota dell'ultimissima ora, pare l'università abbia accettato discutere le richieste degli studenti, essi permangono in stato di allerta, continuando ad occupare gli spazi universitari, dal momento che è non la prima volta che le promesse fatte si sono dimostrate essere trappole.
Continuano le vessazioni contro gli universitari del Cauca
STUDENTI DELLA UNIVERSITA’ DEL CAUCA IN SCIOPERO DELLA FAME
Popayan, 25 agosto 2007 Julia
Dal 14 agosto dell'anno in corso, 14 studenti di differenti facoltà dell'Università del Cauca, con sede in Popayán, rimangono in sciopero di fame e con le bocche cucite. Da allora si "alimentano" solo con liquidi che prendono con una cannuccia. Di giorno rimangono nel chiostro della facoltà di Scienze Umane, nella notte cambiano differenti case, per la paura di essere presi dalla Polizia.
Di questi ce ne sono otto dei 16 studenti che sono stati detenuti arbitrariamente il 31 di maggio di quest’anno, quando i poliziotti dell'ESMAD sgomberarono violentemente gli studenti che avevano occupato pacificamente lo storico chiostro di Santo Domingo.Nello sciopero sono accompagnati da altri sei studenti solidali.
Chi vuole può esprimere solidarietà ai 14 studenti in sciopero di fame, che per ragioni di sicurezza chiedono non menzionare i loro nomi, scrivendo a:
da ALTERCOM - 19 giugno 2007
NUOVA BASE MILITARE DEGLI STATI UNITI IN COLOMBIA Bush promuove un clima di insicurezza nella Regione.Una nuova installazione per rimpiazzare quella di Manta, Ecuador?
Nel prossimo mese di Luglio, a Lima-Perù, si celebrerà un'altra delle famose 'Conferenze Emisferiche' su "Sicurezza, Cooperazione e Sviluppo" sotto l’egida degli Stati Uniti del Nordamerica ed il suo ministero di Guerra, chiamato Pentagono.
Questa Conferenza dell'Emisfero Occidentale ha risvegliato profonde inquietudini tra analisti politici, giornalisti e comunicatori sociali, sociologi e politologi dell'America Latina e, soprattutto, del Perù e Colombia, due paesi preventivamente scelti da Washington per spostare la Base Militare che attualmente è a Manta, Ecuador, in uno di quei paesi.
L’ "Accordo" incostituzionale che aggiudicò detta base ai militari statunitensi non sarà rinnovato dal Presidente Rafael Correa, come già annunciato, accogliendo le richieste della parte maggioritaria dell'opinione pubblica nazionale, organizzazioni popolari e per i Diritti Umani In principio, il più gettonato era il Perù, ma a seguito della forte opposizione che cominciò a svilupparsi, il Pentagono, apparentemente, propese per la Colombia che, per mezzo di alti capi militari e politici, avrebbe messo già a disposizione degli Stati Uniti un esteso territorio strategico affinché installi una nuova Base Militare più moderna e potente di quella attuale a Manta.
Incarcerato alla Modelo di Bucaramanga, patio numero 4
INTERVISTA A TEOFILO ACUÑA, ACCUSATO DI RIBELLIONE
di Oscar Paciencia 29 aprile 2007 - h. 21.30
Il presidente di Fedeagromisbol racconta con dignità e preoccupazione, l'episodio della sua cattura illegale, dove il sergente ed i soldati presenti lo hanno prelevato con la forza dalla sede della Federazine a Santa Rosa del Sur pochi minuti prima che si recasse ad una riunione ufficiale con rappresentatni del governo colombiano.
Racconta delle sue condizioni materiali e psicologiche, e soprattutto della preoccupazione per la gente che continua a vivere nelle montagne del Sud del Bolivar e che in questo momento subisce oltraggi continui da un esercito che si sente criticato nello svolgimento della funzione di cane da guardia per conto della multinazionale dell'oro Kedahda, che necessita lo spopolamento della zona per poter sfruttare le miniere.
Dalla Corporazione Sembrar si apprende che il giudice di Simitì ha negato l'abeas corpus richiesto dall'avvocato, per definire illegittimo l'arresto e quindi scarcerare Teofilo.
CONTINUA LA POLITICA UFFICIALE DI STERMINIO
CONTRO FEDEAGROMISBOL
Inoltre, azioni contro accompagnatori internazionali
Sud del Bolivar - 28 aprile 2007
Come organizzazioni sotto firmatarie, denunciamo all'opinione pubblica nazionale ed internazionale i seguenti fatti che evidenziano la continua persecuzione contro gli abitanti del Sud del Bolivar,specialmente nei confronti dei leader membri della Federazione Agrominera del Sud del Bolivar - Fedeagromisbol e le organizzazioni accompagnanti, dopo tre giorni l'arbitraria, ingiusta ed illegale detenzione di TEOFILO ACUÑA.
Fatti:
.......Sabato 28 aprile, verso le 14 e 30, sono stati privati della libertà nella frazione di San Luquitas, del corregimiento di San Pedro Frío del municipio di Santa Rosa, i leader EMILIANO GARCÍA, fiscale della Federazione Agromineraria del Sud del Bolivar, OMAR NUÑEZ, presidente della Giunta di Azione Comunale della frazione di Mina Pista del corregimiento San Pedro Frío, Orlando ROA AMAYA presidente della Giunta di Azione Comunale della frazione di Mina Mcha dello stesso corregimiento ed i suoi due accompagnatori internazionali.
........Il gruppo di leader recensito, aveva viaggiato verso la zona urbana di Santa Rosa, per partecipare alla riunione del Tavolo di Interlocuzione che vedeva la presenza anche del governo nazionale. Questi leader stavano ritornando verso San Pedro Frío in compagnia di due delegati internazionali quando sono stati ritenuti dall'Esercito. È importante mettere in evidenza, come antedecedente che, alcuni minuti prima della riunione del 26 di aprile, era stato fatto prigioniero il presidente della Federazione Agromineraria TEOFILO ACUÑA.
Sulla detenzione di Teofilo Acuña
INTERVISTA A GERMAN BEDOYA Responsabile del Coordinamento Nazionale Agrario (CNA) 28 aprile 2007 - h. 0.30
A cura di RedHer
Buongiorno a tutti voi, un saluto affettuoso da parte dei campesinos colombiani.
Vogliamo dirvi che in questo paese, le multinazionali si stanno appropriando di tutte le nostre risorse naturali, ci stanno facendo sfollare dai nostri territori, creando caos e confusione.
Fanno questo appoggiati dal Trattato di Libero commercio stipulato con il NordAmerica o con accordi commerciali stipulati con l’Unione Europea, facendo leggi e riformando la costituzione, a beneficio del capitale delle imprese trasnazionali.
COMUNICATO PUBBLICO
MONTAGGI ED ARBITRARIETA’ GIUDIZIARIA:
NUOVA STRATEGIA DELLA ANGLO GOLD ASHANTI
27 aprile 2007 - h.16.00 Il caso di Teofilo Manuel Acuña
Le organizzazioni sociali e per i diritti umani sotto firmatarie, denunciamo alla comunità nazionale ed internazionale gli abusi avvenuti durante la detenzione arbitraria della quale fu oggetto il presidente della Federazione Agromineraria del Sud di Bolivar, TEOFILO Manuel ACUÑA:
..... Come è noto a livello nazionale ed internazionale, il Battaglione Antiaerea Nuova Granada con sede nella città di Barrancabermeja, è venuto commettendo seri oltraggi nei confronti delle comunità e dei leader del Sud del Bolivar, che vanno da minacce e stigmatizzazioni, fino ad esecuzioni extragiudiziarie come quella avvenuta il 19 settembre 2006 contro il leader agrominerario Alejandro URIBE CHACON.
.... Nell'ultimo mese, membri del Battaglione Antiaerea Nuova Granada, sono stati interrogati durante il processo che si realizza per l'assassinio di Alejandro Uribe Chacón, ove TEOFILO ACUÑA è testimone di questo Falso Positivo riportato dall'Esercito Nazionale.
.... L’intelligence militare del Battaglione Nuova Granada, considera che Alejandro URIBE CHACON e TEOFILO Manuel ACUÑA, abbiano agito al margine dalla legge, essendosi opposti al fatto che più di 30.000 minatori venissero espulsi dai loro territori, che oggi si pretende siano devoluti all'impresa Kedahda S.A. A., filiale dell'Anglo Gold Ashanti.
firmano: Federación Agrominera del Sur de Bolívar Corporación Sembrar Coordinador Nacional Agrario Proceso de Comunidades Negras – PCN Fundación Comité de Solidaridad con los Presos Políticos Sinaltrainal Red Europea de Hermandad y Solidaridad con Colombia Red de Hermandad Colombia Instituto Nacional Sindical Campaña Prohibido Olvidar Asociación Nomadesc DhColombia
COMUNICATO RETE ITALIANA
LIBERTA' IMMEDIATA PER TEO!!
27 aprile 2007 - h.17.00
Teo, conosciuto in Italia e in tutta Europa per le sue costanti denunce sulla violazione dei Diritti Umani in Colombia e in particolare nel Sud del Bolivar, è stato arrestato senza alcun motivo all’interno dell’Ufficio della Federazione, ieri 26 Aprile da militari del Battaglione Antiaereo “Nueva Granada”della V Brigata.
Da alcuni anni le comunità del Sud del Bolivar, da sempre dedite prevalentemente all’estrazione artigianale dell’oro, sono costantemente aggredite e minacciate dagli interessi della Kedahda S.A, una tra le più grandi multinazionali dell’Oro del mondo. L’Italia è uno dei maggiori importatori di Oro proprio dalla Kedahda S.A, filiale dell'Anglo Gold Ashanti !!
Così come in tutta la Colombia, le imprese multinazionali utilizzano i cosiddetti “Paramilitari”, in realtà l’Esercito Nazionale e gli apparati di sicurezza dello Stato, come eserciti privati per sfollare le comunità attraverso il terrore e il massacro indiscriminato della popolazione e impossessarsi illegalmente delle terre e delle risorse naturali del paese.
ARRESTATO PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONE
AGROMINERARIA DEL SUD DEL BOLIVAR
La Federazione Agromineraria del Sud del Bolivar, il Coordinamento Nazionale Agrario - CNA, il Processo delle Comunità Nere - PCN, la Corporazione Sembrar, la Rete di Fratellanza Colombiana e la Rete Europea di Fratellanza e Solidarietà con la Colombia denunciano i seguenti fatti:
1. Oggi 26 aprile 2007 verso le 9:00 di mattina nell'ufficio della Federazione nella zona urbana di Santa Rosa, Sud del Bolivar, è stato fermato da membri del battaglione antiaereo Nuova Granada della V Brigada, il presidente della Federazione TEÓFILO Manuel ACUÑA RIBÓN.
2. Che l'esercito allude ad un ordine di cattura del pubblico ministero n.28 sezione di Cartagena, Edward José Cabello Baquero, dove si accenna di un tale soprannominato Teófilo di professione leader sindacale.
3. Che nel momento della detenzione il leader della Federazione è stato picchiato e che fino ad ora secondo il respnsabile Cordova, per ordini superiori è vietata l'entrata dell'avvocato, e questo ci fa temere per la sua integrità fisica.
4. Che oggi si riunisce in Santa Rosa il Tavolo di Interlocuzione delle comunità col governo nazionale, ove stanno facendo presenza distinte autorità nazionali.
5. Che TEÓFILO Manuel ACUÑA RIBÓN aveva testimoniato nel processo in corso nei confronti del battaglione antiaerea Nuova Granada a seguito dell'assassinio di Alejandro Uribe leader della Federazione.
6. Che giusto in questo momento si stanno preparando gli incontri circa il codice Minerario in cui la Federazione aveva un ruolo protagonista.
7. Durante il verificarsi di questi fatti, è stata colpita anche una funzionaria della Defensoria del Pueblo
Dichiarazione finale "Il governo deve smantellare le strutture militari, politiche ed economiche del paramilitarismo" da Rebelión18 aprile 2007
E' stato celebrato a Bruxelles
l' Uffico Internazionale per i Diritti Umani - Azione Colombia, OIDH-ACO
e il Coordinamento Colombia-Europa-Estados Unidos, CCEEU
con l'appoggio dei parlamentari europei Jens HOLM
(Gruppo Confederale dela Sinistra Unita Europea/Sinistra Verde del Nord - GUE/NGL), Raül ROMEVA (Gruppo Verdi - Verts/ALE), Richard HOWITT
(Gruppo Socialista Europeo - PSE) Josu ORTUONDO LARREA (Gruppo della Alianza dei Democratici e Liberali per Europa - ADLE)
Il Governo della Colombia deve adottare tutte le misure adeguate per smantellare effettivamente le strutture militari, politiche ed economiche del paramilitarismo, ed epurare ogni suo vincolo dai servitori pubblici, membri della Forza Pubblica ed organismi di sicurezza. Nello stesso modo, deve dare corretto adempimento alla sentenza della Corte Costituzionale in relazione al'applicazione della legge 975 del 2005.
La comunità internazionale deve vigilare affinché il Governo della Colombia adempia a questi obblighi.
La Fondazione Comitato di Solidarietà con i Prigionieri Politici, FCSPP, e la Corporazione Sociale Per la Consulta e Formazione Comunitaria, COS-PACC, denunciamo all'opinione pubblica nazionale ed internazionale:
Secondo le denunce della comunità, lo scorso giovedì 15 marzo dei quest’anno, nela frazione di Ocové, municipio di Labranzagrande, membri del battaglione 29 ascritto alla Brigata XVI, con sede in Yopal, Casanare hanno trascinato fuori da casa sua casa ed obbligato a seguire la truppa il signor Carlos GUEVARA, contadino di questa frazione. Ore più tardi membri di quel battaglione hanno detto ala comunità che avevano abbattuto un guerrigliero. La popolazione ha riconosciuto nel cadavere che trasportavano era quello di Carlos GUEVARA.
21 marzo 2007
da Indimedya Colombia Studenti dell'università distrettuale Francisco José di Caldas sono state vittime dei gas, getti d’acqua dai blindati e manganellate da parte dell'ESMAD, squadrone mobile antisommossa della polizia. I fatti sono successi quando gli studenti di questa università stavano protestando per tagli ai fondi e in ricordo del compagno assassinato dalla polizia, Óscar Salas. Nella sede tecnologica dell'università, ubicata a Città Bolivar, nel sud di Bogotà, centinaia di studenti realizzavano una protesta pacifica per chieder maggiori fondi per l’accademia, i laboratori e gli stipendi, lanciando altresì slogan di rifiuto alle politiche uribiste che tagliano i fondi per gli ospedali, le scuole e le università e che al contrario offrono offre gas e bastonate alla gente che rivendica per i suoi giusti bisogni.
MILITARIZZAZIONE DI BOGOTA' E FORTE REPRESSIONE DEI MANIFESTANTI. TERMINATA LA VISITA DI BUSH A BOGOTA'
a cura del Coordinamento Colombiano di Media Alternativi (CCMA)
Bogotà, marzo 11 de 2006
Con la visita di uno dei personaggi più ripudiato, il presidente statunitense George W. Bush, attraverso l'America Latina si è estesa tutta una gamma di proteste che rendono conto dell'indignazione delle popolazioni davanti al cinismo del nordamericano che pretende calpestare con determinazione il tappeto rosso di sangue che l'usurpazione della sovranità, la promozione della povertà e la violenza hanno prodotto.
Oggi, domenica 11 marzo, è il turno della Colombia, uno dei paesi maggiormente putrefatti dall'ingerenza nordamericana, dove, nonostante la forte onda di repressione lanciata dall'attuale capo di governo, Álvaro Uribe Vélez, con la sua politica di Sicurezza Democratica, la popolazione è riuscita a far sentire la sua voce di rifiuto.
Più di 400 fermi, tra cui 25 minorenni, circa 58 arresti, città assediata da tutte le forme dipolizia ed esercito messe in campo per proteggere l'ultimo baluardo nordamericano del continente
Arauca segue con i morti ALLERTA PREVENTIVA e AZIONE URGENTE
dal Centro per i Diritti Umani Joel Sierra Saravena, 7 Febbraio 2007
Lanciamo la presente Allerta preventiva agli organismi di giustizia e controllo dello Stato, alla comunità regionale, nazionale ed internazionale, per i fatti che narriamo di seguito e che costituiscono un imminente rischio per l'integrità e sicurezza della comunità araucana; in uguale maniera esigiamo l'attivazione dei meccanismi propri di questo sistema da parte del governo nazionale e degli organismi menzionati:
1. Dopo i fatti che finirono con l'assassinio dei giovani JUAN PABLO VERDUGO VERDUGO e SANTIAGO HERNÁNDEZ HERNÁNDEZ, con l'intervento dell'esercito Nazionale, i civili che parteciparono a questi fatti, hanno lanciato una sentenza di morte verso quattro contadini della regione.
Missione Nazionale e Internazionale
di verifica ed accompagnamento Dipartimento di Arauca 26-28 gennaio 2007
“Le esecuzioni extragiudiziarie, che in maniera continua e sistematica la forza pubblica ha sviluppato nel dipartimento di Arauca, hanno prodotto due nuove vittime lo scorso 6 gennaio. Nella frazione La Chucua, del municipio di Saravena, verso le 11:30 di notte alcuni membri dell'esercito nazionale, appartenenti al Gruppo di Cavalleria Meccanizzato No. 18. Generale Gabriel Revéiz Pizarro, hanno assassinato i signori Juan Pablo BERDUGO BERDUGO di 28 anni, e Santiago HERNANDEZ di 31, dopodichè hanno selvaggiamente maltrattato i signori Angelo BERDUGO, umile contadino non vedente, e BELARMINO BERDUGO, entrambi parenti dei morti."
Cronaca della Missione Nazionale ed Internazionale di verifica ed accompagnamento al popolo di Arauca ARAUCA: IL TERRORISMO DI STATO CONTINUA A MIETERE VITTIME. di RedHer
6 de febrero de 2007
Arrivare da Bogotà ad Arauca per terra è un'esperienza interessante per conoscere la Colombia. Un viaggio già in sé stesso ritardato per la lontananza geografica, si fa più lungo dovuto a due "strani" fattori dove centra l'intervento umano e non.
Il primo fattore è rappresentato dai picchetti della forza pubblica, quattro, cinque, sei o più che interrompono il sonno dei viaggiatori e impongono loro perquisizioni fisiche, alle valige e di ubbidire alle istruzioni dei militari.
Il secondo fattore è più un elemento di non intervento umano. Nel dipartimento del paese più ricco di petrolio, dove si suppone arrivino grandi importi da parte delle imprese che sfruttano questo oro nero, manca un sistema stradale pavimentato. Per fino le principali strade che collegano le principali città del dipartimento sono senza asfalto.
IN ALLERTA LE COMUNITÀ DEL SUD DEL BOLIVAR E DELLE ORGANIZZAZIONI ACCOMPAGNANTI
GIUDIZIALIZZATI MEMBRI DELLA COMUNITÀ E SEGNALAZIONI DELLA CORPORAZIONE SEMBRAR, RETE DI SOLIDARIETÀ CON COLOMBIA (REDHER) E FEDERAZIONE AGROMINERARIA DEL SUD DI BOLIVAR
Come organizzazioni sotto firmatarie denunciamo davanti all'opinione nazionale ed internazionale i seguenti fatti che attentano al diritto alla vita, all’integrità fìsica e alle libertà degli abitanti del Sud del Bolivar e mettono in grave rischio il lavoro di difesa dei diritti umani e la vita stessa dei membri delle organizzazioni che accompagnano questa regione del paese.
1. Il giorno 6 gennaio 2007, approssimativamente alle 6:00 di mattina, è stato arbitrariamente arrestato Luis Alberto LOPEZ OSPINA, conosciuto commerciante della regione e padre di tre ragazzi minorenni. Membri del Battaglione Nuova Granada, sono entrati senza mandato giudiziario nella residenza del signore Luis Alberto López, ubicata nella frazione El Paraiso, municipio di Montecristo, Sur de Bolivar, procedento a perquisire l'abitazione ed informadolo che si doveva considerare agli arresti, senza produrre nessuna comunicazione ufficiale degli organi giuridiziali, quindi è stato portato a Barrancabermeja.....
2. Il giorno 21 dicembre 2006, il vicepresidente supplente della Federazione Agromineraria del Sud del Bolivar, Fedeagromisbol, RAFAEL ARRIETA PIÑERES, è stato trattenuto dal Battaglione Nuova Granada, per circa 4 ore, nella zona rurale del municipio di Santa Rosa, è stato indicato come integrante della guerriglia dai membri dell'Esercito Nazionale, che hanno altresì accusato la Federazione Agromineraria e le organizzazioni sociali della regione, manifestando il loro dissenso per le denunce che erano state presentate contro il Battaglione Nuova Granada, per l'assassinio di Alejandro Uribe. L'Esercito si faceva accompagnare da personale smobilitato, in uniforme ed armati. Questo fatto è stato reso noto al Programma Presidenziale di Diritti umani e alla Defensoria Regional del Pueblo.
MENTRE LA POPOLAZIONE CIVILE SOFFRE DELLE CONSEGUENZE DELLA GUERRA, IL GOVERNO CONTINUA A VANTARSI SULLA BONTA’ DELLA “SICUREZZA DEMOCRATICA”
La fondazione Comitato Regional per i Diritti Umani “Joel Sierra”, DENUNCIA davanti la opinione pubblica nazionale e internazionale, attraverso la Rete di Organizzazioni Non Governative Difensore dei Diritti Umani di livello nazionale ed internazionale i seguenti fatti:
1. Il 17 dicembre, durante la notte, è stato assassinato nel quartiere operaio del municipio di Arauquita il signor NORBERTO FAJARDO, membro di SINDICONS, sembra da parte di gruppi armati di opposizione.
2. Il giorno 24 dicembre, nel pomeriggio. È stato assassinato il signor LUIS ALBERTO SANTAMARIA nel quartiere Las Palmeras, nel Liceo della Pianura del municipio di Arauquita. Anche questo crimine è stato inizialmente attribuito ai gruppi armati di opposizione.
IL GRUPPO DI CAVALLERIA MECCANIZZATO N. 18, GENERALE GABRIEL REVEIZ PIZARRO, UNA MACCHINA DI MORTE CHE NON SI ARRESTA!
La Fondazione Comitato Regionale per i diritti umani "Joel Sierra", DENUNCIA di fronte all'opinione pubblica nazionale ed internazionale, attraverso la Rete di Organizzazioni non governative Patrocinatrici dei Diritti umani dell'ordine nazionale ed internazionale, i seguenti fatti:
Le esecuzioni extragiudiziali che la forza pubblica in maniera continua e sistematica è venuta sviluppando nel dipartimento da Arauca, hanno prodotto due nuove vittime lo scorso 6 gennaio. Nella frazione La Chucua, del municipio di Saravena, verso 23:30, membri dell'esercito nazionale, appartenenti al Gruppo di Cavalleria Meccanizzato No. 18. Generale Gabriel Revéiz Pizarro, hanno assassinato i signori JUAN PABLO BERDUGO BERDUGO di 28 anni di età e SANTIAGO HERNANDEZ di 31, dopodiché hanno maltrattato selvaggiamente i signori ANGEL BERDUGO, umile contadino non vedente, e BELARMINO BERDUGO, familiari degli uccisi.
SANTIAGO DI CALI, 30 NOVEMBRE 2006 REPRESSIONE DELLA POLIZIA
CONTRO GLI STUDENTI DELLA UNIVERSITA’
DEL DIPARTIMENTO di VALLE DEL CAUCA.
Traduzione di Oscar Paciencia
La Fondazione Comitato di Solidarietà con i Prigionieri Politici, CSPP – Dipartimento del Valle - inviano un S.O.S. alla comunità nazionale ed internazionale, alle organizzazioni per i diritti umani e le organizzazioni sociali affinché si solidarizzino con la comunità studentesca, lavoratrice e di professori dell'università del Valle ubicata nella città di Cali, Colombia; che nel momento di iniziare una giornata di protesta, sono stati duramente repressi da membri della polizia nazionale, squadrone antiterrorista , che in questo momento presenziavano nelle vicinanze della città universitaria e che, rendendosi conto della giornata di protesta, l’hanno assaltata, sparando raffiche di fucile verso l'interno dell’Alma Mater; ciò ha prodotto uno stato di panico tremendo in tutta la zona universitaria e negli studenti che partecipavano alla giornata di protesta.
A R R E S T A T O
Fredy Muñoz Altamiranda
Corrispondente in Colombia di TeleSur (Venezuela) di Oscar Paciencia
20 novembre 2006
Al rientro da un laboratorio giornalistico in Venezuela, il giornalista di nazionalità Colombiana, Freddy Muñoz Altamiranda è stato arrestato all'areoporto di Bogotà dalla polizia migratoria con l'accusa di ribellione e Terrorismo. Gli si imputa l'appartenenza al Frente 37 delle FARC e di avere fatto saltare tralicci della elettricità.
In una lettera di denuncia scritta di suo pugno ed indirizzata ai colleghi ed amici afferma:"Accade un’altra volta che il giornalismo critico viene aggredito da coloro i quali insistono nell’utilizzare la coazione, l’intimorimento, la bugia e la forza per piegarlo. Sono stato arrestato negli uffici di immigrazione colombiani e accusato di ribellione e terrorismo. Questa è un’accusa che come me hanno vissuto centinaia di giornalisti nel mondo, dopo che l’unilateralismo statunitense ha deciso di accusare di terrorismo coloro i quali con intelligenza e argomenti gli si oppongono, e benedire coloro i quali abbassano la testa, nascondendo i loro crimini e li seguono".
Rientro alle comunità dei campesinos e minatori SUD del BOLIVAR
Atto firmato tra governo, manifestanti e accompagnanti.
Dopo due mesi di protesta e dura mobilitazione, nella zona urbana di Santa Rosa del Sud, nel nord del Sud del Bolivar, più di millecinquecento campesinos e minatori artigianali hanno ottenuto che il governo nazionale attraverso i suopi rappresentanti, si sedesse ad un tavolo di trattativa per concretizzare risposte alle rivendicazioni che gli abitanti della Sierra di San Lucas portavano avanti da mesi: impegno per trovare i responsabili materiali ed intellettuali della morte del giovane leader comunitario Alejandro Uribe Chacon, e di tutti gli altri assassinati in questi mesi; far rispettare all'esercito e alle forze di polizia i Diritti Umani e il Diritto Internazionale Umanitario quando agiscono nei territori delle comunità; creazione di tavoli locali per la risoluzione delle controversie; infine garantire il ritorno alle proprie comunità.
ATTO DEL TAVOLO DI INTERLOCUZIONE
DEL SUD DEL BOLIVAR - DIRITTI UMANI OTTOBRE 2006
Il governo garantirà l'esercizio dei diritti ai membri e ai dirigenti della Federazione Agromineraria del Sud del Bolivar e delle organizzazioni che la conformano, così come la loro sicurezza. La Defensoria del Pueblo e la Pastorale Sociale della Diocesi di Magangué controlleranno che questi impegni si realizzino.
Le azioni della Forza Pubblica dovranno sottostare al rispetto della Costituzione, della legge, dei diritti umani e il diritto internazionale umanitario; in applicazione a questi principi la Forza Pubblica si asterrà dall’occupare spazi civili, di usare la popolazione come scudo ed nei riguardi della popolazione applicherà il principio di distinzione. Con la partecipazione dei comuni e degli Uffici delle Personerías si cercherà di attuare i meccanismi migliori, necessari per garantire il sostegno della popolazione circa la produzione.
Ultimi giorni di ottobre ARAUCA.
Continuano le sevizie alla popolazione civile
Denunce del Joel Sierra e delle Organizzazioni Sociali.
La Fondazione Comitato Regionale per i Diritti Umani "Joel Sierra", denuncia all'opinione pubblica nazionale ed internazionale, attraverso la Rete di Organizzazioni non governative patrocinatrici dei Diritti Umani dell'ordine nazionale ed internazionale, i seguenti fatti:
1. Durante i giorni 27 e 28 di ottobre, è stata scatenata un'altra giornata di persecuzione, stigmatizzazione e giudizio da parte dello Stato colombiano contro i dirigenti sociali e comunità del Saranare in generale. Questa volta nel municipio di Saravena, più di 120 persone, col pretesto di verificare le loro fedine penali, sono state prese dalle loro case e dai negozi, bar e cantine, e fermati dalla Procura, DAS, CTI, polizia ed esercito nazionale; sono stati portati alla sede del Batallón Revéiz Pizarro, dove, ipotetici reinseriti appartenenti a gruppi armati di opposizione, hanno scelto le 19 persone che oggi si trovano ad avere un procedimento giudiziario a carico, e a rendere conto nelle
installazioni del DAS e della Polizia di Arauca capitale......
Assassinato dai paramilitari al servizio del governatore di Oaxaca, Messico.
Uno di noi.
Un'altro assassinato.
di Oscar Paciencia
Non è un fuori tema. Questo blog si occupa di Colombia, della resistenza della popolzione civile alle ingiurie che l'economia del libero mercato distribuisce a piene mani. Si occupa di far conoscere quella parte di Colombia che non apparirà mai sulle copertine patinate delle riviste e nelle pagine dei quotidiani a larga tiratura, delle lotte degli indigeni, dei neri delle donne e degli studenti. Dei campesinos e dei minatori. Si occupa di comunicare l'altra Colombia che già esiste, informando.
E Bradley Roland Will, videoreporter di Indymedia - New York era quello che stava facendo a Oaxaca, Messico, nel quartiere di Santa Lucía del Camino, quando due pallottole di un fucile automatico d'assalto, sparate da un paramilitare, di mestiere poliziotto, in borghese, gli hanno trapassato il petto.
Poteva essere in una città qualsiasi della Colombia. Per comunicare la resistenza popolare, lui aveva scelto il Messico.
Mentre moriva, continuava a riprendere: immagini di resistenza e rumori di spari sono divenuti la sua ultima testimonianza.
CONTINUA LA CATENA DI OLTRAGGI ED ASSASSINI DA PARTE DELL'ESERCITO NAZIONALE NEL SUD DI BOLIVAR
BATTAGLIONE NUOVA GRANADA ASSASSINA UN ALTRO LEADER CONTADINO NEL SUD DEL BOLIVAR.
ERRORI MILITARI?
Santa rosa del Sur - 26 ottobre 2006
Come Comunità del Sud del Bolivar in mobilitazione dal giorno 19 settembre di 2006, nella parte urbana del municipio di Santa Rosa, ci rivolgiamo all'opinione pubblica nazionale ed internazionale, per ripudiare e respingere il nuovo assassinio che intristisce le comunità del Sud di Bolivar. Il giorno 24 ottobre di 2006, il Battaglione Antiaerea Nuova Granada, ha assassinato il signor LEBER CASTRILLON SARMIENTO, di mestiere agricoltore, leader comunale, membro della comunità di Norosí, municipio di Rio Viejo, Sud del dipartimento del Bolivar.
Assassinato dirigente studentesco dell'Università del Valle Redazione de El Turbion
Ieri sera, mentre camminava per le strade di Cali dirigendosi verso casa, nel quartiere San Judas, è stato assassinato il giovane Julián Andrés Hurtado Castillo , rappresentante studentesco al Consiglio Accademico dell'Università del dipartimento del Valle.
Il crimine, così come raccontato da testimoni, è stato commesso da un uomo ed una donna che hanno sparato due volte contro Julián Andrés, una volta alla testa, lasciandolo gravemente ferito, uggendo poi con un taxi che li aspettava vicino al luogo dell’omicidio: carrera 46 con calle 14 del quartiere Las Granjas, ubicato al sud della capitale del Valle del Cauca. Julián Andrés Hurtado, prossimo a laurearsi alla facoltà di Assistenza preospedaliera, mentre frequentava anche corsi circa la Risoluzione di conflitti e studi politici, è stato immediatamente trasportato alll'unità di pronto soccorso dell’ Ospedale Rafael Cardona, poi, vista la gravità delle sue ferite, è stato trasferito all'Ospedale Universitario del Dipartimento del Valle, dove gli è stata diagnosticata la morte cerebrale all’alba di oggi e dove è morto questa mattina.
Azione Urgente - Cali – Valle del Cauca PROGRAMMANO DETENZIONE MASSIVA CONTRO DIRIGENTI DEL DIPARTIMENTO del VALLE DEL CAUCA
Le organizzazioni sotto firmatarie denunciano alla comunità nazionale ed internazionale i maltrattamenti,le persecuzioni e il tentativo di far tacere ed intimidire i difensori dei diritti fondamentali dei settori più vulnerabili del conflitto sociale ed armato in Colombia e particolarmente nella zona sud occidentale della Colombia.
TRASFERITI FORZATAMENTE PIU’ DI 1.300 TRA MINATORI E CONTADINI DEL SUD DEL BOLIVAR A SEGUITO DELLE PERSECUZIONI E DAGLI ASSASSINI COMPIUTI DALL'ESERCITO NAZIONALE.
A SANTA ROSA L'ESERCITO INSINUA CHE I MINATORI IN LOTTA SIANO INFILTRATI DA GRUPPI GUERRIGLIERI
Il Sud de Bolivar è stato storicamente una regione dove le politiche di controllo sociale e politico hanno portato il segno di gravi e sistematiche violazioni ai diritti umani, rimaste nella totale impunità; la guerra civile colombiana ha segnato anche a questo territorio ricco di ogni tipo di materie prime, e la cui popolazione civile è stata, e sta, fuori da ogni protezione da parte dello Stato colombiano.
La lotta per il controllo delle zone aurifere - soggette ad alcune forme di estrazione che seguono il modello di sfruttamento ispanico dell'argento, scomparso a metà del secolo XIX - si sono mantenute fuori del potere della polizia di stato, perfino il controllo su minerali che costituiscono una riserva di ricchezza con la quale finanziare lo sviluppo della Colombia.
Il 19 settembre 2006 il giovane Alejandro Uribe, leader e Presidente della Giunta di Azione Comunale del casale Mina Gallo, Municipio di Morales, e membro della Federazione Agrominera del Sud del Bolivar - FEDEAGROMISBOL - secondo versioni date dalla comunità, è stato assassinato da soldati appartenenti al Battaglione Nuova Grenada al comando del Capitano Blanco, eseguendo ordini di Benjamín Palomino Capitano Ufficiale delle Operazioni di quel Battaglione.
Così come informa la Diocesi di Magangue in un comunicato pubblico, rifiutando questo omicidio, Alejandro Uribe aveva partecipato il l’8 settembre 2006 all'Assemblea di Previa per il Tribunale Permanente dei Popoli che si realizzerà i 11 e 12 di novembre del presente anno nella città di Medellin. In quell'evento erano presenti la Defensoria del Pueblo e Organizzazioni per Diritti umani. In quella sede si trattò di Ecosistema di Multinazionali, e si esposero pubblicamente gli abusi delle Forze Militari della Colombia contro la popolazione civile, col proposito di facilitare l'entrata alla regione della Multinazionale KEDAHDA S. A. filiale dell'Anglo GOLD ASHANTI.
La morte del leader menzionato si somma ad una preoccupante catena di attentati, blocchi, minacce ed altri assassini che secondo versioni degli abitanti sono eseguiti in maniera deplorevole da membri del Battaglione Nuova Grenada, dell'Esercito della Colombia.
Questi fatti hanno portato al trasferimento forzoso di tutto il settore minerario che è arrivato al posto conosciuto come L'Ipsilon, giurisdizione del Municipio di Santa Rosa del Sud, Dipartimento di Bolivar.
In questo contesto, circa 1.300 contadini e minatori si sono mobilitati davanti contro questo assassinio.
Comunicato Stampa No 1 COMUNITÀ AGROMINERARIE DEL SUD DEL BOLIVAR
25 settembre di 2006
Come comunità agrominerarie del sud di Bolivar, vogliamo rendere note all'opinione pubblica nazionale ed internazionale le ragioni che ci hanno portato a trasferirci forzatamente dai nostri villaggi verso il capoluogo municipale di Santa Rosa:
Le nostre comunità hanno vissuto e lavorato nella regione, vivendo dell’attività mineraria e dell'agricoltura da varie generazioni. 10 anni fa, multinazionali del settore minerario, motivate dalla grande ricchezza della regione, hanno voluto usurpare il nostro territorio, sviluppando la stessa strategia negli anni fatta di assassini, terrore, saccheggio, etc. appoggiate dallo Stato e dal paramilitarismo.
Intervista a Teófilo Acuña di FEDERAGROMISBOL COMUNITÀ AGROMINERARIE DEL SUD DEL BOLIVAR
IN LOTTA
da Radio Nizkor - Madrid / Indymedia Colombia
2 ottobre 2006
Teofilo Acuña spiega con chiarezza l'origine del problema. Gli interessi delle multinazionali dell'oro sono la causa di questa tragedia.
manifestazione e convegno a Bogotà DICHIARAZIONE DELLA GIORNATA NAZIONALE
CONTRO LA BRUTALITA' POLIZIESCA Campagna Nazionale per i Diritti Umani, contro la brutalità poliziesca e lo smantellamento della ESMAD (Scuadroni speciali Antisommossa)
Comunicato stampa CCAJAR - Corp. Collettivo Avvocati José Alverar Restrepo
da Indymedia Colombia - Venerdì 22 settembre 2006
traduzione di Oscar Paciencia
Evviva la U… Evviva la U… non lasciarla Privatizzare Con questo grido é cominciata ieri, 21 settembre, una mobilitazione partita dal Parco Nazionale lungo la Septima nel pomeriggio. Il proposito: commemorare un anno dell'assassinio dallo studente dell'Università del Valle, Jhony Silva per mano dell'ESMAD e dichiarare così, il Giorno Nazionale Contro la Brutalità Poliziesca, in memoria, inoltre, dello studente Nicolás Neira, morto in simili frangenti il primo maggio 2005.
Esecuzione a Bolivador. Arresti di cooperanti internazionali a Bogotà Violenza di stato da nascondere
di Oscar Paciencia
Una settimana indimenticabile.
A poco più di un mese dall'insediamento del narco-presidente Alvaro Uribe Velez, è sempre più evidente che il suo programma di 'sicurezza democratica' (seguridad democratica) ha subito una forte accelerazione, affondando in maniera determinata qualsiasi forma di protesta e resistenza spacciata per terrorismo. Se nel Catatumbo i militari della 30ª. Brigada e della Brigada Mobile N. 15 detengono in maniera arbitraria cinque persone (tra cui un minorenne) ed altri cinque contadini vengono fatti prigionieri a Guacamó, nel Sud del Bolivar, dalle truppe del Battaglione Rifle della Brigata N. 33, nel mese di agosto, in Arauca, altri dieci civili sono stati uccisi, vittima del conflitto che vede scontrarsi le due più vecchie guerriglie del pianeta.
Dato che, a volte, non basta inscenare un combattimento con la guerriglia per uccidere con un colpo alla nuca, a sangue freddo, un militante della guerriglia (ELN) disarmato, in borghese, a casa con la moglie ed il figlioletto, la truppa del Battaglione di Alta Montagna Nueva Grenada, pensa sia meglio legare mani e piedi il cadavere, metterlo su di un mulo (rubato a un contadino) e trasportare il 'trofeo' in giro, casa per casa, per le comunità limitrofe a Bolivador, sempre nel Sud del Bolivar. Agli internazionalisti che stavano accompagnando la comunità è stato possibile, in questo caso, raccontare gli eventi, ascoltando le testimonianze dirette della gente. Più sfortunati invece, i quattro cooperanti internazionali di IPO (International Peace Observatory) i quali, mentre stavano documentando l'occupazione del ex-mattataoio del Distretto a Bogotà da parte delle oltre 300 persone vittime della guerra ed obbligate ad abbandonare le proprie case, sono stati arrestati da squadroni dell'ESMAD (polizia Antisommossa) e denunciate dalla Polizia Metropolitana quali 'organizzatori dell'occupazione', mentre 26 occupanti sono rimasti gravemente feriti e 200 fatti prigionieri dalla polizia. Il comandante delle operazioni, colonnello Yamilk Hernando Moreno Arias, della Polizia Metropolitana di Bogotá, è stato istruttuttore della Scuola delle Americhe (Escuela de las Americas) nota struttura di formazione per battaglioni paramilitari. Fino a novembre del 2005, è stato comandante della polizia nella regione di Urabá, dove fu protagonista della "conquista" dello spazio umanitario della comunità di San José de Apartadó. In quella occasione riconobbe che uno dei suoi uomini di fiducia era il riconosciuto paramilitare Wilmar Durango, così come denunciato da padre Javier Giraldo in varie, documentate occasioni.
Denuncia della Corporazione SEMBRAR sull'omicidio a Bolivador
Fotografie della comunità di Bolivador. di Oscar Paciencia
Come si presentava la comunità in ottobre del 2003 dove il 24 agosto di quest'anno Battaglione Nueva Grenada ha arrestato il militande del ELN per giustiziarlo in un bosco vicino. [foto]
Testimonianze dei rappresentatni della Comunità (ottobre 2003)[versione IT]
A due anni precisi dall'omicido premeditato dei tre sindacalisti ed attivisti sociali nella frazione di Caño Seco, nel municipio di Saravena, per mano dell'Esercito Colombiano e per il quale già diversi militari, autori materiale del crimine (ma non gli alti comandi), sono stati processati e giudicati colpevoli, la storia si ripete a Tame, un altro comune del Dipartimento di Arauca. Seguendo di soli sette giorni l'annuncio della Missione Permanente di Accompagnamento che a Saravena, in memoria del martirio di HÉCTOR ALIRIO MARTÍNEZ, JORGE PRIETO CHAMUSERO e LEONEL GOYENECHE GOYENECHE, l'esercito colombiano per mano della stessa brigata 18° del Battaglione di Cavalleria Meccanizzato, inquisita per gli omicidi del 2004, ha effettuata un'altra retata massiva incarcerando, ad oggi, 13 persone tra sindacalisti, attivisti sociali e leader. Tra gli altri anche il Fratello di Leonel Goyeneche.
Come non bastasse, sembra non aver termine lo scontro militare tra i gruppi insorti colombiani, ELN e FARC, in corso da più di cinque mesi. La popolazione civile continua a farne le spese e a denunciare gli omicidi, le sparizioni, i trasferimenti forzati, i furti ed i saccheggi prodotti da questa assurdità.
Molte le denunce provenienti da molte frazioni del Municipio di tame e di Arauquita da parte delle Organizzazioni sociali. Il mese scorso la Rete di Solidarieta con Colombia ha scritto un appello alle organizzazioni insorte.
Retata dell'Esercito del 12 agosto 2004 nel municipio di Tame. Denuncia delle Organizzazioni Sociali
Denuncia del 8 agosto delle Organizzazioni Sociali di Saravena a proposito degli omicidi e saccheggi messi in atto nei mesi di luglio e agosto dalle FARC
Fotografie scattatte in varie frazioni dei municipi di Saravena, Tame, Arauquita durante la missione di accompagnamento alla popolazione tra il 13 e 17 giugno 2006. [foto]di Oscar Paciencia
Immagini del Dipartimento di Arauca. Militarizzazione a Saravena ed Arauquita.
Nelle comunità Indigene Uwa's e Guahibos Agosto - Settembre 2003
di Oscar Paciencia
CARTA APERTA ALLE ORGANIZZAZIONI SOCIALI E POPOLARI DEL DIPARTIMENTO DI ARAUCA - COLOMBIA
Bogotá, 5 agosto 2006
SAMUEL MORALES FLOREZ
Dal luogo del sequestro statale
Carcere Nazionale Modelo Bogotà.
Ricevete un grande abbraccio e un saluto fraterno dal vostro compagno e amico che oggi si trova sequestrato da due anni, dalle politiche del regime di “sicurezza democratica” promosse dall’attuale governo. Però ancora vivo! con il cuore e la mente che continuano a pulsare nella ricerca della dignità e della libertà di un popolo storico, come lo è il nostro, che non si piega di fronte alle politiche repressive e di guerra sporca che si pretendono realizzare.
Oggi commemoriamo il vile e codardo crimine di lesa umanità dei nostri compagni e fratelli nella lotta legittima: HÉCTOR ALIRIO MARTÍNEZ, JORGE E. PRIETO, LEONEL GOYENECHE. Atto demenziale perpetrato dalla pattuglia dell’esercito nazionale n. 18 del battaglione Revéiz Pizarro; con il nome di squadrone B Brioso-4, che aveva ricevuto direttive chiare e precise dai comandanti militari di questo battaglione e della Brigata XVIII.
Denuncia delle Organizzazioni Sociali di Arauca
6 agosto 2004
CONTINUA L’AGGRESSIONE CRIMINALE
CONTRO I LEADER SOCIALI DI ARAUCA
NEL SEGNO DELLA POLITICA DI SICUREZZA DEMOCRATICA
DENUNCIAMO davanti all’opinone pubblica nazionale e internazionale:
Oggi, 5 agosto 2004, nella mattinata, sono stati uccisi in maniera vile per mano del Gruppo della Cavalleria Meccanizzata n. 18 “Gabriel Revéis Pizarro” dell’esercito nazionale, i leader sociali HÉCTOR ALIRIO MARTÍNEZ, expresidente della ADUC, JORGE EDUARDO PRIETO CHAMUSERO, presidente di ANTHOCsezione di Arauca, e LEONEL GOYENECHE GOYENECHE, tesoriere della CUT sezione Arauca. Inoltre sono stati incarcerati SAMUEL MORALES FLORES, presidente della CUT di Arauca e RAQUEL CASTRO dirigente del sindacato ASEDAR. Questi fatti sono avvenuti nella frazione di Caño Seco del municipio di Saravena.
Pacho Galán, comandante del ELN : “Non esiste un nemico buono o un nemico cattivo per trattare o combattere”
Intervista a cura di Luis Nieto Pereira. 2 aprile 2006
trasduzione e fotografie di Oscar Paciencia
Pacho Galán è un comandante dell' ELN, organizzazione che attualmente sta mantenendo conversazioni con il governo colombiano. Una iniziativa molto criticata, per l'attacco ai diritti umani e la forte repressione che il presidente Uribe esercita contro la popolazione.
Nella Casa de Paz di Medellín, Galán parla in esclusiva per la rivistahabla en exclusiva para Pueblos di Madrid delle ragioni del dialogo e degli obiettivi che con esso si perseguono.
Cumbre Indigena e contadina. Cauca, La Maria Piendamò Intifada colombiana Comitato Carlos Fonseca - REDHER
La storia comincia tanti anni fa è una storia antica, una storia che contrappone chi da sempre vive con la terra e per la terra ai latifondisti, alle imprese dell’oligarchia nazionale e le multinazionali straniere. È una storia di spoliazione costante, di accordi non rispettati e di nuovi accordi che si fanno in nome del profitto di pochi a detrimento della vita di molti. È la storia di armi che vengono spianate contro chi rivendica il proprio diritto alla vita. A volte questo conflitto che serpeggia in america latina diventa palese e si manifesta in rivolte ma realmente l’anelo al cambiamento resta costante ed è portato avanti ogni giorno attraverso lo sforzo e il sacrificio di molti. Questa precisazione è importante e necessaria perché troppo spesso siamo portati a vedere le cose sotto gli occhi del piccolo schermo, solo per episodi che appaiono slegati dal contesto, quasi fiammate isolate.
A colloquio con i detenuti politici del carcere di massima sicurezza Combita. Quando il cemento armato non piega le idee. di oscar paciencia
Combita è un piccolo villaggio a nord-est di bogotà che dà il nome ad uno dei carceri di massima sicurezza colombiani più moderni nella struttura ed allo stesso tempo impressionante per il livello di controllo a cui sono sottoposti i detenuti. Il carcere, costruito con i soldi del Plan Colombia sei anni fa, ospita detenuti politici appartenenti alle formazioni armate guerrigliere, paramilitari e tutti quei detenuti che sono considerati pericolosi dalle direzioni penitenziarie.
Durante quattro giorni quasi tutta la popolazione detenuta negli otto padiglioni del carcere ha proclamato le giornate di "disobbedienza pacifica", per protestare tra l'altro contro il sovraffollamento, la cattiva gestione sanitaria, per i tempi delle visite.
Una commissione del Comitato di Solidarietà con i Prigionieri Politici (CSPP), composta da tre avvocati ed accompagnata da due membri di Peace Brigade Internacional (PBI) e da un giornalista hanno fatto visita a dodici prigionieri appartenenti alle formazioni insorte dell' ELN e delle FARC. La dignità profonda e l'appartenenza politica continuamente rivendicata dai detenuti hanno permesso alla commissione di discutere con loro, tra l'altro, della inquietante situazione che sta attraversando la popolazione civile del dipartimento di Arauca, dove le due più grandi guerriglie si stanno facendo la guerra.
180 estradabili in USA In sciopero più di 1300 prigionieri del carcere di massima sicurezza colombiana 4 aprile 2006 - Agenzia EFE [versione IT][versione ES]
Si potrebbe pensare che vivere in un piccolo villaggio conficcato nel cuore della Serrania di San Lucas, porti con se’ un romantico sapore di liberta’ e serenita’ nei rapporti tra la persone e con la natura. Si potrebbe pensare che la routinaria freddezza della citta’ sia sostituita da una pienezza di giornate vissute in sintonia con se stessi e con il medioambiente. Il villaggio di Bolivador non gode di queste supposte fortune. I trentadue adulti e i ventiquattro bambini che ufficialmente lo compongno delle bellezze naturali, della serenita’,della tranquillita’ delle giornate, della liberta’ – soprattutto di movimento – si vivono l’esatto opposto. Le bellezze naturali, per loro, si trasformano in faticose camminate tra il fango, su e giu’ per le montagne, in un ambiente che a nessuna istituzione, ONG, associazione cooperativa, ecc. interessa assestare un po’. E in quanto alla serenita’, alla tranquillita’ ed alla liberta’ di movimento, la guerra in corso ci mette lo zampino rendendo le giornate, spesso, coperte da un timore generalizzato e costante, tra i grandi ed i piccoli. Gia’ i piccoli ventiquattro che neppure posseggono una scuola, che sono costretti a camminare dalle 4 alle 8 ore al giorno, se vogliono andare e tornare da una scuola – la piu’ vicina, quella di Mina Gallo.
Alcuni racconti di questo piccolissimo villaggio, le cui case sono disperse per valli e montagne, seguono nelle testimonianze di persone che, nonostante tutto, resistono in questo luogo.
Jose’ Uribe.
Sono il presidente dell’associazione di Minatori di Bolivador. Il problema principale, che piu’ ci sta a cuore, riguarda l’educazione dei nostri bambini. Il nostro villaggio conta di 32 adulti e 24 bambini. Le difficolta’ che incontramio riguardo al tema dell’educazione dipendono dal fatto che nel nostro villaggio non esiste nessuna scuola che permetta ai piccoli di studiare. I bambini di qui, se vogliono iniziare il loro ciclo di apprendimento, sono costretti ad andare a Mina Gallo, due ore piu’ meno di strada, per sentieri molto malmessi, in pessimo stato. Le difficolta’ aumentano durante l’inverno, quando la pioggia rende i sentieri ancora peggiori. I bambini, che pure vorrebbero imparare a leggere e scrivere, non possono quindi andare a scuola e la maggiorparte di loro rimane a casa, per via della grande distanza e dei sentieri impraticabili.
Alcuni mesi fa e’ venuta una professoressa che per un piccolo periodo di tempo ci ha aiutato con l’educazione dei bambini. Poi pero’ se ne e’ andata per difficolta’ economiche che noi avevamo per pagarla. In questo periodo anche i bambini piu’ lontani dal villaggio poterono partecipare alle lezioni. Stiamo aspettando che qualche organizzazione o entita’ statale ci aiutino a costruire una scuola per i bambini di questo villaggio.
Tra glialtri problemi, i bambini, per poter arrivare al luogo in cui c’e’ la scuola, si svegliano alle 5 della mattina, preparano le cose che servono loro e quindi, che piova o non piova, devono camminare per diverse ore. Pure con difficolta’ lo fanno volentieri perche’ hanno voglia di imparare. Loro vanno soli, senza che nessuno adulto li accompagni. I bambini hanno un’eta’ che va dai 7 anni ai 12. Ai genitori rimane sempre il timore che possa succedere loro qualcosa lungo il percorso. Se ritardano anche di poco rispetto all’ora solita di rientro, noi grandi pensiamo che sia successo qualcosa di brutto, visto come stanno le cose circa lordine pubblico.Chissa’ cosa puo’ accadere lungo il tragitto con tutto quello che succede qui..... Come padri di famiglia tutti siamo molto preoccupati. Inoltre dato che il percorso che devono fare e’ molto lungo, a volte rimangono feriti a causa di animali che incontrano tornando a casa....
Il problema prncipale che continuiamo ad avere come minatori e’ quello della sicurezza. Non riusciamo a lavorare tranquillamente perche’ non sappiamo se quando torneremo a casa troveremo la famiglia a casa. Oppure perche’ la terra sotto la quale uno sta lavorando,crolla e la persona rimane chiusa nel tunnel. Oppure quando all’uscita del tunnel della sua miniera si ritrova circondato dai soldati dell’esercito. Oppure se viene la guerriglia a parlare con lui. In questa situazione viviamo con un continuo timore. Per quello che mi riguarda, essendo un rappresentante della comunita’, ho spesso bisogno di andare in altre comunita’ o nel capoluogo del municipio, per gestire le tematiche del villaggio. Se mi attardo un po’ di piu’ fuori, quando ritorno la guerriglia pensa male, pensa che sia un informatore. Pero’ anche l’esercito ci tormenta. All’uscita ci peruqisisce, guanda quanti soldi hai,se gli stivali di gomma sono marcati, oppure se hai o no calli nelle mani: tutti segni che implicano, per i soldati, che tu sei un guerrigliero. Per tutto questo ho parua tutte le volte che devo lasciare il villaggio e cosi’ non posso assolvere ai compiti che come presidente mi spetterebbero.
Un altro aspetto disastroso qui a Bolivador e’ l’aspetto sanitario che va molto, molto male.Quando qualcuno si aggrava gravemente, anche se non abbiamo fondi, cerchiamo di aiutarci l’un con l’altro, raccogliendo un po’ di denaro. Poi trasportiamo l’ammalato inamaca fino al capoluogo municipale, affinche’ gli possano fornire l’assistenza necessaria. Qui nella nostra zona non abbiamo nessun ambulatorio e per questo se uno ha bisogno anche solo di una pastiglia per un mal di testa, e’ costretto ada andare in un altro villaggio per comprarla in un negozio, senza nessuno gliela abbia prescritta e senza sapere da dove proviene questa pastiglia. L’esercito non permette che entrino medicine da fuori ed allora la gente cerca la maniera per fare arrivare le medicine prodotte dai laboratori riconosciuti dalla stato nella nostra zona.
Gilberto.
Sono un minatore. Si, e’ vero, a livello lavorativo abbiamo molti problemi, mentre tra di noi, siamo molto cordiali e solidali. Comunque il peggio che succede qui in Bolivador ed in tutto il Sud del Bolivar e nel Paese e’ la guerra. Le cito un esempio, il caso di ieri. Verso le tre del pomeriggio, lungo quel sentiero molto pendente che si vede li davanti (ndr lo indica) 15 o 20 persone adulte con i bambini piccli caricati sulle spalle, mentre il cielo stava per inzupparli di acqua, stavano fuggendo dall’ultimo combattimento avvenuto al mattino nel loro villaggio. Che pena vedere questa gente che e’ costretta a ascappare dalle proprie case.... Colpa della guerra. E noi, qui in Bolivador siamo spettatori di questa guerra. Non abbiamo niente a che veder con essa, ma se i soldati vengono anche qui da noi, pure noi saremo colpiti. Ci confonderanno con la guerriglia ed anche noi patiremo le conseguenze per questo, cosi’ come queste famiglie di profughi ci raccontano. Il combattimento e’ avvenuto vicino ai coampi dove loro hanno piccole coltivazioni. Per non soffrire e per timore di morire, quando arriva l’esercito scappano dalle loro case, lasciando tutte le loro poche cose. Per di piu’ quando ritornano – se possono ritornare -di solito non trovano piu’ nulla: a volte i soldati bruciano le case , in altri casi si rubano le cose e si mangiano gli animali. Quando finalmente la gente torna nelle proprie case sperando che l’esercito se ne sia definitivamente andato, succede che i soldati ritornano e cosi’ la gente e’ costretta a fuggire di nuovo. Questo e’ quello ceh vorremmo superare...
Mina Nieve e Casa de Barro: testimonianze dal Sud del Bolivar
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Non si deve pensare che all’esercito nazionale Colombiano non piaccia l’avventura. Mentre compie operativi militari dentro citta’ o cittradine, in un ambito agevole per lo stazionamento dei militari e per il controllo della popolazione, non si dimentica di viaggiare per ore ed ore a piedi, tra precipizi sabbiosi e foreste, immergendo gli stivali nel fango e nella terra argillosa cosi’ come fanno i loro compatrioti contadini, con un fine ben diverso pero’ da quello di tentare di sopravvivere in questa terra tanto bella quanto dura e difficile da viverci. Gli eroi in divisa della nazione cercano sgominare quello che i loro superiori chiamano terrorismo sparando colpi di mitragliatore, lanciando granate e bombardando piccoli villaggi o semplici case isolate tra le montagne.
E’ quello che e’ successo in questi due piccolissimi villaggi di minatori e contadini, Mina Nieve e Casa de Barro, nel municipio di Rio Viejo, in una piccolissima parte del Sud del Bolivar.
Mentre il 16 settembre i bombardamenti hanno prodotto un’enorme paura e fuga dai due villaggi, il 21 dello stesso mese una granata dell’esercito nazionale ha gravemente ferito un giovane di 21 anni di Mina Nieve, che e’ dovuto essere trasportato a piu’ di cinque giornate di cammino, dove esiste per lo meno una clinica (o qualcosa che gli assomiglia) per poter essere assistito.
Gia’, perche’ come se non bastassero le difficolta’ dovute ala guerra – che qui e’ attiva, molto presente in molte valli ed in molte montagne, che lascia sul terreno morti, feriti, distruzioni di case, fughe e profughi – qui le scule sono chiuse, semidistrutti i poveri banchi e le lavagne, il lavoro della miniera non va perche’ con gli operativi e’ assolutamente imossibile fare passare gli strumenti e i solventi chimici necessari. Ma neanche il cibo passa: “tutto serve alla guerriglia” dice l’esperto militare al posto di blocco. E se si ammalano (quando non vengono feriti da pallottole) per raggiungere i posti sanitari piu’ vicini, devono fare una colletta tra di loro per raccimolare un po’ di soldi per pagare gli uomini (dagli otto ai dodici) che trasposrteranno, a turno, in spalla, dentro un’amaca collegata agli estremi da un lungo palo (guando), l’ammalato per molti giorni di viaggio, rischiando essi stessi di fratturarsi o ammalarsi.
Percorrendo parte di quei sentieri meravigliosi e resi terrificanti (oltre che spesso minati) dalla guerra siamo arrivati da questi circa 250 abbandonati dallo stato (ma non dal suo apparato militare) – circa duecento di Mina Nieve e una cinquantina di Casade Barro.
Quelle che seguono sono alcune parti delle loro testimonianze, nella speranza che l’abbandono trovi la strada della solidarieta’, visto che quella della legalita’, del diritto e della cittadinanza da tempo e’ stata devastata. Esattamente come i sentieri di argilla che con l’inverno, col passaggio dei muli e degli uomini, diventano impraticabili.
Testimonianze a Casa de Barro.
29 settembre 2003
Manuel.
Mi chiamo Manuel. Quando sono arrivato a Casa de Barro, sedici anni fa, facevo il minatore, oggi ho una piccolo negozietto. In questa epoca il villaggio era prospero e si stava bene: c’era lavoro, buona gente e si poteva lavorare tranquillamente. Dal 1988 ad oggi tutto e’ andato peggiorando a causa del conflitto che colpisce Colombia. Inoltre con la venuta in questo periodo dei paramilitari le cose sono ulteriormente peggiorate. Quando si stabilirono dentro al municipio di Rio Viejo, fecereo scappare il dottore e cosi’ il nostro medico dovette andare a sostituirlo e noi rimanemmo senza nessuno in grado di darci assistenza sanitaria. A tutt’oggi non abbiamo il dottore.
Il 25 maggio di quest’anno l’esercito e’ tornato a Casa de Barro. Uccisero una persona dicendo che era un guerrigliero, ma per la gente questa persona altro non era che un contadino. Lo hanno portato incima alla salita, dove ora c’e’ la scuola e lo hanno ucciso li’. Anche questo episodio, assieme alla permanenza dei soldati e’ stato un momento molto difficile per gli abitanti di Casa de Barro. Mentre ci sono i combattimenti una persona pensa solo ad andarsene il piu’ presto possibile, non pensa al suo futuro, dela famiglia, della comunita’: pensa solo a scappare. E cosi’ avvenne. Molti abitanti di Casa de Barro lasciarono il villaggio.
Nei giorni di settembre, il 16 e il 21 di nuovo lapresenza dell’esercito. Il 16 settembre l’esercito si e’ preso il caserio (villaggio composto da poche case) ed ha cominciato a combattere con la guerriglia rimanendo dentro al villaggio. La guerriglia stava nella vicina collina e l’esercito nelle case della gente. Un’altro grande spavento per la popolazione, dato che molte case vennero colpite da innumerevoli spari. Finisce questa storia e arriva il 21. Di nuovo l’esercito combatte con la guerriglia. Dalle colline l’esercito lanciava le sue granate e le sue bombe che cadevano dentro il villaggio. Una granata di mortaio e’ caduta vicino a casa mia (n.d.r. ne mostra la coda). Un’altra granata e’ caduta vicino alla casa di un amico, soprannominato “Yupi”;una e’ caduta senza esplodere vicino ad un’altra casa. Nel corso del fiume ne e’ caduta unaltra che non e’ esplosa. Lo sappiamo perche’ quando un uomo ando’ li’ per tagliare un po’ di legna, urto’ con il tubo dell’acqua la granata e questa esplose provocandgli una ferita da scheggia nel braccio.
Tutto questo e’ la causa per cui ogni giorno che passa Casa de Barro rimane sempre piu’ solo. La gente se ne va. Nella passata epoca c’erano almeno 70 famiglie che vivevano qui. Oggi sono solo 9 (cinquanta persone...), senza neppure la Giunta di Azione Comunale.
Quello che tutti noi stiamo pensando e’ che se le cose non cambiano, lasceremo tutti Casa de Barro. Non abbiamo altra alternativa. Non abbiamo, ad esempio, mezzi per lavorare perche’ per le stessa guerra, nessuno investe in questa zona.
La situazione sanitaria, educativa e lavorativa in questo momento e’ molto brutta. Oggi non abbiamno professori, non abbiamo medici. Le brigate sanitarie che prima venivano nella nostra zona, oggi non vengono piu’, sempre a causa del conflitto. Inoltre chi porta aiuti sanitari, a volte e’ stato minacciato dagli stessi paramilitari. Quando per esempio le brigate entrano nella nostra zona, all’uscita i paramilitari li bloccano sostenendo che l’aiuto serviva per i guerriglieri.
E le scuole: guarda in che stato che sono, abbandonate, con i banchi rotti, le lavagne inservibili...
E per quello che riguarda i malati, quando uno rimane infermo, lui stesso si somministra una pasticca che sono vendute nella bottega: un’aspirina, un mejoral, cosi’, ci rimettiamo alla vlonta’ di Dio. E se uno si ammala gravemente, facciamo una clletta in comunita’: chi mette 1000 chi 5000 pesos e poi ci tocca mettere il malato in un’amaca e portarlo fino al Coco o a Puerto Rico, camminando per circa sette ore...
Il 14 settembre l’esercito era gia’ nelle vicinanze. Infatti con alcuni amici, siamo scesi fino a Mina Seca, noi non sapevamo della presenza dei soldati, e poco prima di entrare nel villaggio incontriamo i militari che cominciano ad interrogarci. Ci chiedono direttamente dove si trova la guerriglia. Noi rispondiamo di non saperlo. Continuavano a chiederci se la zona era minata e noi rispondevamo che non sapevamo neppure questo. Loro insistevano dicendo che dovevamo saperlo , vivendo qui, ma noi non sappiamo dove la guerriglia interra le mine, noi ci dedichiamno al lavoro: chi nella sua piccola miniera, chi con il suo piccolo negozio.Di nuovo ci obbligarono a dire dove stava la guerriglia ed i terrreni minati... questa e’ una violazione ai diritti umani. Noi non abbiamo niente a che fare con tutto questo, vogliamo essere tenuti fuori da questo conflitto.
Quando arrivammo a Mina Seca ci dissero che non saremmo potuti ritornare fino a nuovo ordine.
Ci tennero li’ per 5 giorni. Non avevamo soldi con noi e quindi dovemmo stare senza mangiare, dato che non lasciavano passare neppure gli alimenti, dicendo che servivano per la guerriglia. Noi cercavamo di spiegare che non e’ cosi’, che c’era molta gente, molti minatori e che la gente per vivere deve poter mangiare. Ma i soldati non si convincevano, per loro quelli di qui sono tutti sono guerriglieri.
Quando potemmo tornare al nostro caserio ci rendemmo conto di cosa stava succedendo. L’esercito era entrato direttamente nel villaggio, si era fatto scudo con la popolazione civile. Si nascondevano nelle case dei civili, e da li’ sparavano verso il luogo in cui stava la guerriglia. Ci sono molte case ceh riportano i colpi sparati sulle pareti, sui tetti.....
Diego.
Il 16 settembre stavo per andare al lavoro, sono minatore. Quando stavo per uscire di casa una ragazza mi informo’ che l’esercito era entrato nel villaggio. Non ho fatto in tempo a uscire che e’ cominciata la sparatoria. Vedo i soldati nel villaggio. Entrano nella mia casa. Si nascondono nel bagno e in altre parti della casa, chiamandosi l’un l’altro “Perico, Perico”. Dalla paura, noi ci stendemmo a terra: io, mia moglie e i nostri due figli piccoli. I signori dell’esercito cominciarono a combattere. Passo molto tempo e durante questo tempo non smetterono mai di sparare. Ad un certo punto, sento qualcosa che colpisce a terra, vicino la mia spalla e chiedo “che cos’era?” “Una pallottola” mi risponde un soldato. Mentre girandomi da un’altra parte della casa, vedo tre soldati che vanno e vengono per tutta la casa, di qua, di la’, usando la casa come un corridoio per nascondersi o combattere. Quando cominciarono ad arrivare gli areoplani la tensione si abbasso’ un poco. La sparatoria verso la casa diminui’ un poco perche’ gli aerei cominciarono a bombardare quelli della guerriglia che stavano nella vicinissima collina....Come deve fare uno per difendersi, senza armi? Se anche i soldati, che le hanno, hanno paura?.. abbiamo messo dei materassi e stracci davanti al bambino di 17 mesi e a quello di 7 anni...
Dionisio.
Mi chiamo Dionisio e vivo qui da 18 anni, da quando Casa de Barro e’ stata fondata, da me e da altri tre minatori. Il giorno 16, quando l’esercito e’ entrato nel villaggio e si installo’ nelle case della gente, sparando dagli angoli delle case o sdraiati dietro le pietre dela strada, io stavo mettendo un cavallo al riparo quando una pallottola lo ha colpito e me lo ha ucciso. In questa giornata a me, i soldati non mi molestarono. Il 21 settembre ando’ diversamente. Mi fecero scappare dal villaggio a colpi di fucile e si puo’ dire che a fare questo fu l’esercito. L’esercito, il giorno precedente, sabato 20, se ne era andato da qui. Il 21, nella mattinata, e’ venuta la guerriglia a dirci che potevamo stare tranquilli perche’ l’esercito se ne era andato definitivamente. Ma noi tutti, spaventatissimi ed intimoriti come eravamo, decidemmo di abbandonare il villaggio e di rifugiarci piu’ in giu’, verso valle, temendo un altro combattimento. Quando un mio parente ci venne a dire che davvero l’esercito non c’era piu’, ritornammo indietro. Ma appena arrivati al villaggio sentimmo che il combattimento era ricominciato a Mina Nieves (ndr a 15 minuti di cammino) ed alcune pallottole isolate cadevano anche introno a noi. Scappamo nuovamente al rifugio precedente, una vecchia caverna da dove, in momenti distinti, cercammo per due volte di ritornare al villaggio, ma appena arrivavamo i combattimenti riprendevano e noi tornavamo nella grotta. Nel villaggio non era rimasta neppure una persona: vecchi, donne e bambini piccoli stavano ammassati dentro la caverna fino alle quattro del pomeriggio. Ma quando ci rendemmo conto che i soldati stavano sparando anche verso il nostro rifugio, fuggimmo anche da li’, piu’ giu’ per la montagna. Per tre giorni completi Casa de Barro rimase completamente vuota poiche’ noi rimanemmo fuori nel monte.Lasciammo gli animali abbandonati, maiali, galline, vacche. Alcuni di questi animali se li sono mangiati quelli dell’esercito. Quando tornammo ce ne rendemmo conto....
...tra l’altro a me e’ successa anche una cosa particolare il giorno 17 settembre, quando l’esercito ritorno’ nel villaggio. Mi presero e mi buttarono davanti alla loro pattuglia dicendomi che avrei dovuto guidarli fino a Mina Nieves. Qui nel villaggio in pochi si diedero conto di quello che stava succedendo. Mi obbligarono a camminare davanti a loro, ma dopo un po’ io mi fermai e non volli piu’ andare avanti. Dissi loro che, accompagnaldoli, volevano che la guerriglia mi uccidesse. Stavo pensando che se non mi avesse ucciso una bomba mentre camminavo, lo avrebbero fatto i guerriglieri quando i soldati se ne sarebbero andai, considerandomi una loro spia. Dissi che non avei piu’ camminato. Ma loro volevano che li accmpagnassi, in quanto sapevo dove erano le mine interate. Dissi che non lo sapevo... volevano mettermi nella scuola ad aspettare, ma io non ci volli andare e neppure volli rimanere li’ nello spiazzo davanti, per essere impallinato..... alla fine mi permisero di rientrare.
Argeni ‘Yupi’.
Da poco sto inzizndo una piccola attivita’ qui in Casa de Barro, quando rimaniamo, mia moglie ed io, senza viveri. Aspettai che il combattimento cessasse un poco e il 18 di settembre mi misi in cammino per andare a comperare il cibo.Non ho alcun tipo di documento poiche’ sono andati perduti. Appena fuori dal villaggio, quando l’esercito mi vide, senza neanche domandarmi i documenti o chi fossi, mi accuso’ di essere un guerrigliero, un miliziano.Mi discolpai dicendo che non era vero e chiesi conferma a chi tra i soldati mi conosceva, ma il militare, quando fu chiamato, confermo’ che ero un miliziano. Il tenente comincio’ a strattonarmi. Ripetei che non ero miliziano e che mi lasciassero andare. Il tenente non voleva sentire ragioni. Mi spinsero avanti per altri cento metri lungo il sentiero in cui ci trovavamo, fino a quando arrivammo vicino ad un fosso. Qui mi dissero che mi avrebbero ucciso. Ripetei che stavano uccidendo un civile. Il capitano mi punto’ la canna del fucile contro. In questo momento un altro soldato arrivo’ e si ricordava di me per avermi visto a Puerto Rico. Disse di avermi visto guidare una camionetta da qui a quel municipio. Allora il capitano abasso’ il fucile. Mi liberarono e mi dissero di andare e non raccontare nulla di quello che era successo.
Haider.
Mi chiamo Haider. Ho 14 anni. Quando l’esercito e’ entrato qui in questi giorni di settembre, io e la mia famiglia eravamo nel villaggio. Praticamente loro si sono appostati dentro il caserio sparando verso le colline vicine. Dato che li’ c’erano i guerriglieri e’ evidente che loro non sono restati a guardare e si sono messi a sparare anche loro. I soldati erano in mezzo alla popolazione civile: alcune di queste sarebbero potute anche morire....le pallottole che arrivavano dalle colline cadevano vicinissime ai contadini che in quel momento si erano tutti sdraiati per terra. Dopo questa prima sparatoria scappammo verso la valle. Dopo un po’ tentammo di ritornare alle nostre case, ma inutilmente per via dei combattimenti. Tutte levolte che tentavamo di ritornare sempre ci sparavano contro. Quando le cose sembrarono definitivamente calmate tornammo al villaggio. Ma proprio in questo momento la sparatoria ricomincia e due granate ci esplodono molto vicine. Una e’ caduta vicino la casa di ‘Yupi’. In quel momento c’erano piu’ di dieci persone minimo, compresi bambini molto piccoli.....
Tutto questo l’ho vissuto con una paura tremenda perche’ mai prima d’ora avevo vissuto un’esperienza tanto grande nel villaggio. Quello che spero e’ che non succeda piu’. Altrimenti saremo costretti ad andare via da Casa de Barro. Io stavo studiando, ma ora non posso andare a scuola, fuori dal villaggio, per i problemi di movimento che ci sono e quindi sono stato costretto a lasciare gli studi e a mettermi a lavorare qui nel villaggio...
Hernan.
Mi chiamo Hernan e mi dedico al lavoro nella miniera. Sono qui da poco e sono del dipartimento di Antoquia. Quando i signori dell’esercito sono venuti il 20 settembre mi hanno preso e da allora mi considerano un guerrigliero per il semplice fatto di essere antioqueño. Dato che in questo territorio esiste una nuova organizzazione guerrigliera – E.R.P. – i cui componenti sono quasi tutti antioqueñi. Questi signori mi dicono che mi metteranno “a cagar tierra con el pecho”, mi trattano male, con parole pesanti e minacciose...
Testimonianze a Mina Nieves
29 settembre 2003
Elia.
Il mio nome e’ Elia e sono un minatore. Vivo a la Nieves. Il 21 settembre, durante i combattimenti, coloro i quali dicono di essere l’Esercito Nazionale, presero me e altri 6 vicini per utilizzarci come scudi umani, facendoci camminare davanti a loro. Volevano che li conducessimo dove ci sono le mine. Ma dove mai li dovevamo condurre noialtri se non siamo guerriglieri!!!...
Quello che chiedo e che ci rispettino quando vengono qui, in quanto siamo popolazione civile. Se vogliono combattere con la guerriglia, che la vadano a cercare fuori da qui!...
Dopo i soldati scesero di circa 500 metri verso la casa di un nostro vicin e lo trattarono come fosse un guerrigliero, lo presero e gli dissero che gli avrebbero tagliato la testa con il macete che teneva sul tavlo di casa. Dissero che avrebbero tagliato la testa a tutti i “malparidos” (ndr malnati, ma molto piu’ offensivo) di questo villaggio. In questa giornata circa 35 – 40 soldati sono entrati nella comunita’. Arrivarono circa alle dieci di mattina e rimasero nel vilaggio tutto il giorno. Questo stesso giorno altri sldati, appostati sulle colline vicine spararono granate col mortaio danneggiando una casa e ferendo molto gravemente un nostro giovane conpaesano, civile. Allora molte persone lo dovettero portare in amaca al piu’ vicino posto sanitario. Quando i soldati videro che il caserio era rimasto vuoto, ne presero possesso. Rubarono alcune cose nel negozietto che abbiamo.... Mentre noi accompagnavamo il ferito camminando per quattro ore sotto l’acqua e le pallottole....come popolazione civile non possiamo permettere che questi fatti si ripetano e che l’autore sia il Governo, dato che essi dicono di essere il governo... gli unici che ci stanno rimettendo per questi fatti siamo noi, la popolazione civile.
Julio Lopez.
Mi chiamo Julio Lopez. Voglio dire che circa un mese fa sono stato attaccato dentro la mia casa dall’esercito, qui alla Nieves, inquanto mi accusavano di essere un sovversivo. Sono venuti alle 11 di notte e fino alle 4 del mattino hanno cercato di entrare in casa, minacciandomi, spingendo da fuori la porta, mentre io la tenevo bloccata da dentro. Dicevano di essere dell’esercito.. sul braccio avevano una scritta ACC.. non so bene... Cominciarono con la mia casa, poi si spostarono verso la casa di un vicino per rubargli alcune galline..ne approfittai per fuggire. Pensavo che i soldati mi avrebbero ucciso se fossi rimasto li’.... e’ stato un momento molto brutto. Mi accusano di essere un sovversivo, ma io sono un minatore ed un agricltore... non ne posso piu’ di fuggire.. mi hanno rotto tutto in casa e mi hanno rubato le poche cose che tenevo... da quando sono fuggito non so piu’ che cosa succede qui, sono tornato solo perche’ sapevo di poter denuciare questi soprusi..
Luisa.
Mi chiamo Luisa e voglio raccontare quello che hanno fatto i soldati in questa giornata di sabato 20 settembre, quando entrarono in casa mia, rovistarono e perquisirono tutto, dove tenevo la mia roba, mi ribaltarono il materasso per terra. Mi umiliavano, dicendomi cose molto brutte. Ma io non sono una delinquente, tanto da permettersi di comportarsi cosi’. Oltretutto vivo con un figlio che non e’ normale ed un altro che mi aiuta. Sono una cntadina, lavoro in questa zona e non faccio male a nessuno. I soldati sono venuti a maltrattare me e a rovistare in tutta la casa, persino in uno scatlone dove tengo tutti i miei pochi vestiti. Dicevo loro : “guardi che io sono povera, non sono guerrigliera, non ho armi qui e neppure soldi. Per favore lei deve rispettarmi.”. Il soldato che rovistava mi disse di calmarmi....
Marina.
Mi chiamo Marina. Sono donna di casa, accudisco ai miei bambini. Ho un marito, vivo in casa mia. Sono anche contadna. Quando in questo giorno coloro i quali dicono di essere l’esercito nazionale hanno occupato Mina Nieves, sono arrivati con maniere molto differenti da come entravano nel villaggio in altre occasioni. Sono venuti molto duri, maltrattando le persone a male parole el minacciando di picchiare la gente. Sono entrati in casa mia e mi hanno rubato una gallina ed un’altra la presero a bastonate. Ci dicevano che eravamo comlici della guerriglia, che a noi piaceva collaborare con i guerriglieri. Ma noi non siamo niente di tutto questo!! Noi siamo semplici contadini che stanno lottando per la vita in questo villaggio....cerchiamo un modo per spravvivere. Noi non possediamo case in citta’, non abbiamo niente in cui vivere fuori da questo posto e quindi siamo costretti a stare qui, lottando, cercando il modo per sopravvivere, per far crescere i nostri piccoli figli. I quali si spaventano moltissimo quando succedono queste cose.... Tra l’altro qui non sta funzionando la scuola per i nostri figli. Non ci sono professori, che non vogliono venire qui per paura della guerra. I bambini non stanno studiando, nonstanno facendo nulla... I soldati ci dicvano di andare via da qui, perche’ qui le cose si stavano mettendo molto male. Ma dove mai possiamo andare se non sappiamo dove.. in citta’ forse? A morire di fame? No, non possimao. Qui abbiamo il nostro lavoro e stiamo lottando per questo posto, mentre veniamo trattati come guerriglieri.
Alsiquio.
Il mio nome e’ Alsiquio e appartengo ad un gruppo di cristiani evangelici. Il 21 di settembre stavamo celebrando un culto evangelico nella cappella quando l’esercito ci ha circondati, seppure ancora non c’erano stati colpi o sparatorie. In questo momento due guerriglieri scendettero dalla collina, senza vedere i soldati che stavano dietro la chiesetta. Tornando indietro, i guerriglieri che stavano sulla collina cominciarono a sparare e i soldati da dietro la chiesetta risponderono al fuoco. Le cose si misero molto male, perche’ tutti noi che stavamo dentro la chiesa, adulti e bambini, eravamo prigionieri durante il combattimento. I bambini piangevano. Il combattimento fu’ molto lungo e molto duro perche’ da li’ tiravano bombe, colpi di mortario e si udivano tutti i tipi di colpi. Ad un certo punto guardai verso la casa in cui i soldati avevano tirato una granata con il mortaio. Era la casa di un mio fratello. Pensai lo avessero ucciso perche’ vidi esattamente l’impatto della granata sul tetto dela casa. Volevo uscire dalla chiesetta per correre verso la casa a verificare, ma un soldato non mi lasciava uscire. Sono corso comunque fuori verso la casa e quando sono arrivato ho visto mino nipote a terra insanguinato come le mani di mio fratello.....
La vita che si vive dentro questo conflitto e’ molto dura. In primo luogo perche’ l’esercito controlla l’entrata degli alimenti per la popolazione. In secondo luogo, non permettono l’entrata neppure di nessun tipo di combustibile. Quando noi rimaniamo isolati e rimaniamo senza cibo o combustibile, cerchiamo di sopravvivere con il poco che coltiviamo: yucca, platano, cose cosi’, aspettando che passi il tempo e che i soldati permettano di nuovo l’entrata delle cose che ci necessitano. Coltiviamo poco perche’ la terra qui intorno non e’ adatta alle coltivazioni. Quando terminiamo gli alimenti che produciamo, siamo costretti ad uscire dal villaggio per andare a comperarli: un po’ di olio,, il poco di zucchero e di caffe’, ma poi e’ molto difficile che i soldati ci faccaiano passare con il cibo. L’esercito ha il controllo della zona e non lascia passare nulla. Per limitare i viaggi, uniamno le esigenze di piu’ persone del villaggio, mettiamo i soldi ed usciamo a comperare le cose, sperando che ci lascino passare...
Victor.
Grazie per l’opportunita’ che mi date. Mi chiamo Victor e sono un contadino agricoltore che da 19 anni vive qui a Mina Nieves. Nei primi anni in cui stavamo qui siamo arrivati ad avere 75 case abitate con una buona produzione mineraria e con bambini che potevano frequentare la scuola. A seguito dei problemi di ordine pubblico che si sono venuti presentando, sono sorte difficolta’ che hanno fatto si che il numero di famiglie residenti si sono via via andate riducendo di numero, a causa, anche, della mancanza di educazione, di servizi sanitari. Questo aggrava la situazione personale dei contadini, ma aggrava anche la produzione mineraria, che patiscono la mancanza di personale.
Tra le prime necessita’ che abbiamo qui a Mina Nieves c’e’ la salvaguardia della nostra salute. Senza salute, non possiamo lavorare. Non c’e’ nessuno che possa fornire il servizio medico. Qui non arrivano le brigate sanitarie, non esiste un posto dove andare a farsi visitare. Siamo obbligati ad andare in citta’ molto lontane dove i servizi sanitari sono limitati, ma ci sono. Avremmo bisogno che l’amministrazione municipale costruisse un posto di salute qui, funzionante, fornito di personale adeguato in modo tale da avere un servizio piu’ o meno dignitoso. Anche che non copra tutti i bisogni, almeno che ci aiuti un po’ di piu’ di quello che puo’ fare la promotrice di salute che abbiamo per le necessita’ molto basilari. Vogliamo che i vari livelli istituzionali soluzionino questo problema, ricordandosi che non tutti nel Sud del Bolivar non sno guerriglieri, che qui ci sono delle persone dignitose e che appartengono, come cittadini, allo stato clombiano e per cio’ stesso hanno diritto a godere delle risorse dello stato.
Per quello che riguarda l’educazione, l’hanno passato gli studenti non hanno finito la scuola perche’ i professori se ne sono andati a seguito del fatto che il Municipio non li pagava. Quest’anno hanno lavorato solo tre mesi e poi, per lo stesso motivo, se ne sono andati. A seguito di cio’ 35 bambini sono rimastisenza scuola. Noi stessi, padri di famiglia, siamo rimasti colpiti da questo per la mancanza di aiuto che i professori fornivano anche a noi. Le istituzioni municipali e dipartimentali prendono a scusa il fatto della guerra per motivare la partenza dei professori, ma fino a questo momento, il problema della guerra che si era delicato, non giustificava la partenza dei professori. Noi ne abbiamo bisogno per i nostri bambini, i quali, attraverso l’educazione, possono vedere il futuro in un modo migliore. La scuola funzionava fino al 5. anno della primaria. Dopo, chi ha la possibilita’, manda il figlio in una citta’ vicina e mette a studiare il bambino nella secondaria. Ma questa possibilita’ e’ possibile per molti pochi bambini. Un padre di famiglia povero di questa zona, non ha la possibilita’ di far proseguire gli studi al figlio.
Infine, per quello che riguarda la nostra stabilita’, come lavoratori, in questi anni di conflitto, con i problemi di ordine pubblico, risulta essere molto precaria per cio’ che riguarda la produzione. Il decadimento progressivo dell’ordine pubblico, ha prodotto una sospensione del lavoro dai 4 ai 6 mesi. Questo e’ un fattore che pregiudica molto la nostra vita. Qui noi lavoriamo con strumenti e prodotti che arrivano da fuori. Quando ci sono questi casi di operativi militari o di posti di blocco, tutti i trasporti vengono sospesi. Non riesce ad entrare il combustibile e tutte le altre cose che ci necessitano per l’attivita’ mineraria, per esempio il cianuro che serve alla lavorazione finale dell’oro. E questo crea una catena di disagi poiche’ il produttore riduce la produzione di oro ed il cpiccolo commerciante che vive dell’acquisto e vendita dell’oro non riesce a sopravvivere con quel poco di produzione che si da’. In questo modo la nostra vita risulta molto complicata. Ma dato che questo e’ il luogo in cui vgliamo vivere, staremo qui fino a quando non vengano date soluzioni a questi problemi, sia che le cose rimangano tali.
Per finire cito il problema della possibilita’ di movimento che riguarda la sicurezza dei sentieri che vanno verso i luoghi in cui si vendono le cose che ci servono o verso i luoghi di lavoro. Abbiamo molta paura di incontrare terreni minati lungo i nostri percorsi. Vogliamo che si ponga attenzione anche a questo tema. La comunita’ non vuole che venga toccata l’area che corrisponde al villaggio e che non venga contaminata dalle mine, perche’ questo crea molto nervosismo. Al punto che durante la “giornata civica” (giorno dedicato da tutti gli uomini a lavori sociali ndr), nessuno si attenta ad andare a pulire i sentieri per paura di saltare in aria.
Mercoledi’ 10 settenbre 2003 piu’ di 440 persone hanno occupato pacíficamente la Fiscalia Generale della Repubblica di Bogota’ dove si stava svolgendo un’udienza del processo che vede come imputato Hernando Hernandez, sindacalista della USO.
Mentre una parte della gente permaneva per tre ore davanti al cancello della Fiscalia, un folto gruppo di persone raggiungeva l’ufficio in cui si stava svolgendo l’udienza gridando slongan molto duri contro Uribe e per la liberazione di Hernando Hernandez.
Si legge nel volantino distribuito dagli organizzatori dell’iniziativa:
CHI E’ HERNANDO HERNANDEZ?
Hernando, dirigente sindacale della unione Sindacale Operaia dell’industria del Petrolio (USO) dal 1985, ne e’ stato presidente per sette anni, presidente della Centrale Unitaria dei Lavoratori (CUT) dal 1998 – 2002; dinamico propulsore del Comitato Nazionale Unitario del settore statale, e’ stato membro del Coordinamento Popolare di Barrancabermeja, sua terra natale, difensore dei diritti umani, preoccupato per la polarizzazione dovuta alla guerra che si vive nel paese, assieme ad altre personalita’ democratiche, ha contribuito a promuovere senza sosta fino dai tempi della Commissione di Facilitazione per la Pace, lavorando alla ricerca di una soluzione politica e negoziata del conflitto sociale ed armato che dissangua la nostra patria.
DI COSA LO SI ACCUSA AD HERNANDO HERNANDEZ?
Herndando Hernandez Pardo, come molte altre personalita’ di questo paese, che hanno lavorato assiduamente per la pace e la riconciliazione nazionale, ha dedicato il suo sforzo e le sue energie nella ricerca di una soluzione negoziata al conflitto armato nel nostro paese.
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H.H., come lo chiamano i suoi amici, e’ accusato di appartenere alla guerriglia colombiana, cosi’ come altre centinaia di lottatori sociali, sindacalisti, difensori dei Diritti Umani, pacifisti, contadini, ecc., i quali non condividono il modello economico, politico e sociale che porta alla miseria, ogni giorno che passa, sempre piu’ colombiani: tutti stigmatizzati dal regime.
Attualmente e’ processato per il delitto di ribellione, le accuse cntro di lui sono state il frutto dimontature effettuate dagli organismi di sicurezza dello stato e in particolare del DAS, appoggiati da delinquenti avvallati dal programma di reinserzione che vengono utilizzati come mercenari, rilasciando testimonianze false in cambio del perdono dei loro delitti e la ricompensa in denaro che gli offre il sistema giuridico colombiano e lo Stato. Negli anni passati hanno utilizzato i famosi “testimoni senza volto”, oggi si appoggiano sui reinseriti per poter costruire montature e crminalizzare la lotta sociale e sindacale nel nostro paese.
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In questa maniera 32 compagni sono stati processati, mentre oggi Hernando Hernandez con altri cinque compagni membri della USO vengono processati con l’accusa di ribellione.
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La sua organizzazione sindacale, i suoi amici, personalita’ varie, incluso membri del sistema che sono stati suoi avversari politici, tutti siamo certi della sua innocenza e per questo oggi siamo presenti per reclamare la sua liberta’.
Cosi’ pure, come un atto simbolico a favore della sua causa sindacale, al suo apporto nella ricerca della pace e come riscatto a fronte della ingiustizia che si sta’ commettendo contro di lui, la Centrale Operaia del paese, la USO, un grande numero di organizzazioni sindacali, ONG per i diritti umani, ambientalisti, uomini e donne, pacifisti, cattedratici, personalita’, ecc., stanno proponendo Hernando Hernandez per il Premio Nazionale per la Pace che Fescol e il Tiempo ogni anno consegnano a un colombiano o a una colombiana que abbia lavorato per la Pace nella nostra martoriata Colombia.
Reporte del PARO CIVICO NACIONAL in Bogotà - Colombia
Oggi, 12 di agosto 2003 ha avuto luogo uno sciopero nazionale in tutto il territorio colombiano. Vari membri della Rete Europea di solidarietà hanno partecipato alla manifestazione che ha avuto luogo a Bogotà. Migliaia di persone hanno manifestato camminando fino alla Piazza Bolivar. Gli slogan più gridati erano contro l’A.L.C.A. e contro il Referendum del prossimo 25 di ottobre, promosso da Uribe Velez e con il quale si intende legittimare le politiche neoliberali di questo governo. Tutta la piazza esortava una astensione massiva dal voto. Nel corteo erano rappresentati un numero infinito di collettivi e movimenti colombiani, dai sindacati al movimento contadino, passando attraverso organismi studenteschi e gruppo di pensionati.
La polizia di Uribe ha caricato violentemente nel tentativo di disperdere questa enorme marea umana senza però ottenere il suo obiettivo. Tre compagni sono stati arrestati mentre alcuni sono rimasti feriti negli scontri. Gli organizzatori della manifestazione, alla fne, hanno comunque potuto intervenire dal palco davanti alla moltitudine di persone che, nonostante gli scontri, sono rimaste in piazza.
Reportage fotografico a questa pagina : Paro Civico 12/03/2003
Alcune foto nel link a fianco: Archivio fotografico 1
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