Dopo otre cento chilometri percorsi a piedi, da La Maria Piendamó fino a Cali, e dopo 15 giorni di mobilitazione in oltre 15 dipartimenti del paese,nonostante i tre morti e gli oltre 200 feriti, con centinaia di arresti, la Minga Indigena e Popolare arriva nella capitale del Dipartimento del Valle del Cauca. Sono oltre 40000 e rivendicano in cinque punti la propria dignitá, e quella del popolo colombaino nel la sua interezza.
Ricostruire nella memoria collettiva che dal 1492 gli continuano ad essere sterminati; Difender la vita e i diritti territoriali, politici ambientali ed alimentari; Rifiutare la illegittimitá e illegalitá di questo governo alleato col paramilitarismo; Diritti umani conservati e pace per tutti; Liberare la Madre Terra, dato che fin quando sará sottomessa e distruttua non ci sará futuro per nessuno. Questi in sintesi gli obiettivi.
Come spiega NASA ACIN (Associazione Nazionale Indigena Nord del Cauca), organo del governo indigeno, "La Minga di Resistenza Sociale e Comunitaria del SudOccidente Colombiano stá facendo la storia in Colombia. Quando la gente si accorge che stá facendo la storia, sta molto bene. Quando il popolo sa che sta scrivendo la storia, non é interssato alle piccole conquiste. Per questo, la Minga non viene a negoziare con Uribe. Non andiamo a negoziare nulla! Quello che viene a fare la Minga é smascherare di fornte al mondo la politica di guerra e di terrore che questo governo sta utilizzando contro tutti coloro che reclamano i loro diritti. Stiamo rendendo evidenti i crimini di Uribe e la illegittimitá del suo regimo narco-mafioso e paramilitare".
PIANO DI AGGRESSIONE STATALE CONTRO IL CAUCA
video a cura di NASA - ACIN
Documentario Nasa Acin, un chiaro e contundente riflesso della realtá dei popoli indigeni. Realtá che ha portato alla mobilitazione piú grande degli iultimi anni neltentativo di recuperare il territorio.
DICHIARAZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
DICHIARAZIONE PARLAMENTARE SULLA REPRESSIONE AI MOVIMENTI INDIGENI E SINDACALI IN COLOMBIA
Parlamento Europeo, Strasburgo, 22 ottobre 2008
Noi, deputati europei che firmiamo, siamo stati informati della repressione perpetrata contro le manifestazioni indigene che si effettuano dal 12 Ottobre in diversi dipartimenti della Colombia che ha già privato della vita di 27 indigeni, vari desaparecidos e numerosi feriti, e la repressione contro il movimento sindacale dei tagliatori di canna da zucchero iniziati nel mese di Settembre.
Vogliamo esprimere la nostra più profonda indignazione per queste gravi violazioni ai diritti indigeni e sindacali che non possono rimanere impuniti.
Consideriamo legittime le rivendicazioni degli indigeni affinché vengano rispettati i loro territori e la loro autonomia, per la sopravvivenza delle loro 102 etnie, delle quali 18 sono in pericolo imminente di sparizione e per lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali. Egualmente riconosciamo la legittimità delle rivendicazioni dei tagliatori di canna per un lavoro degno.
di REDHER sulle espulsioni della cittadina tedesca, dei due cittadini francesi, sulle dichiarazioni di Uribe e sulle pressioni a fotografi e difensori per i diritti umani. La lettera é stata inviata alla Presidenza, Vicepresidenza, Defensoría del Pueblo, Ministerio degli Esteri, DIpartimento Administrativo di Sicurezza
e per conoscenza Stampa nazionale, Stampa internazionale, Corpo diplomatico.
Bogotá, 22 ottobre 2008
Coloro i quali sottoscrivono il presente documento, si dirigono a Voi col fine di condividere la profonda preoccupazione rispetto alla situazione sorta a causa dell'espulsione della cittadina tedesca Friederike Müller, il giorno 2 ottobre e l'espulsione di due cittadini francesi il giorno 14 ottobre e con i fatti ad esso relazionati.
In quanto organizzazioni della Rete Europea e Americana di Fratellanza e Solidarietà con la Colombia (REDHER), osservatori, giornalisti, cooperanti e persone solidarie, attraverso il nostro lavoro e la presenza a fianco delle vittime, realizziamo una attivitá di protezione dei diritti umani, di accompagnamento ed azioni umanitarie in differenti regioni del territorio colombiano, nell’ambito previsto dal regime costituzionale e legale. Ci preoccupano profondamente le conseguenze che, a causa di questi fatti, si sono generate.
Il Presidente Uribe si lancia all'attacco degli stranieri espulsi un paio di settimane fa con l'accusa di partecipare in attivitá non conformi al tipo di visto posseduto. "Questi signori stranieri dovrebbero stare in carcere, non avremmo dovuto deportarli, ma avremmo dovuto giudicarli e incarcerarli perché loro sono colpevoli di stimolare la violenza", ha detto durante un discorso pubblico rivolto alla popolazione di Quetame. Uribe, dopo aver chiesto alla Procura Generale che "investighi per la partecipazione in attivitá violente, per incitamento alla violenza", ha detto che "qui (in Colombia) sono apologeti del delitto e all'estero sono distorsionisti della veritá".
Nei dipartimenti di Guajira, Córdoba, Sucre, Atlántico, Chocó, Norte de Santander, Risaralda, Caldas, Quindío, Valle del Cauca, Cauca, Tolima,Huila, Casanare, Meta e Boyacá il Movimento Indigeno e popolare, da sei giorni sta rivendicando pacificamente la propria autonomia, la liberazione della 'madre terra', in difesa della vita e dei diritti territoriali, contro un governo legato al paramilitarismo. Mentre Uribe Velez dichiara lo stato di Conmoción Interior (che equivale ad uno stato di eccezione, ove tutti i poteri passano nelle sue mani), la sua polizia, con mezzi brutali ed arcaici, ferisce oltre 200 indigeni (di cui il 10% con proiettili) e ne uccide quattro.
Nella sola Panamericana all'altezza della cittá di La María, Piendamó (CAUCA), territorio di dialogo, negoziazione e convivenza del CRIC, si trovano oltre 20 mila indigeni di differenti luoghi del Cauca. La forza pubblica ha ucciso Mariano Morano Dizú, vittima di un colpo di fucile alla testa e ci sono almeno altri 20 feriti. Informano che lí ci sono anche individui in abiti civili che stanno sparnado contro gli indigeni.
BILANCIO PRIME SEI GIORNATE DELLA MINGA da ONIC - 16 ottobre 2008
Durante le azioni intraprese dal movimento indigeno nei dipartimenti di Guajira, Córdoba, Sucre, Atlántico, Chocó, Norte de Santander, Risaralda, Caldas, Quindío, Valle del Cauca, Cauca, Tolima,Huila, Casanare, Meta e Boyacá, si stanno presentando nelle ultime ore fatti di enorme gravità che evidenziano le politiche repressive e di criminalización della protesta sociale intraprese dal Governo.
I fatti più gravi si vengono presentando in La María - Piendamó nel Cauca e nel municipio di Candelaria del Valle dove l'ESMAD, l'Esercito e la Polizia attaccano gli indigeni a colpi di fucile, gas lacrimogeni, tanquetas, elicotteri e persino a machete per reprimere la protesta.
Preoccupano inoltre le versioni date dai mezzi di comunicazione, ove si afferma che queste manifestazioni sono infiltrate dalle FARC, con lo scopo di legittimare l'offensiva militare e le morti degli indigeni che continuano ad essere annunciate con insistenza dalle organizzazioni indigene e per i diritti umani che sono stati al tanto di questa situazione purtroppo non nuova.
Ocorre ricordare che il 15 marzo nel Consiglio Comunitario realizzato a Popayán, il Presidente Álvaro Uribe ha offerto una ricompensa per la testa dei dirigenti delle popolazioni indigene presenti durante il processo della Liberazione della Madre Terra e da allora in colombia non ha cessato la violenza e la morte di indigeni.
MOTIVAZIONI PER LA MINGA INDIGENA da ONIC - 10 ottobre 2008
I Popoli Indigeni e le loro autoritá convocano ai settori sociali, popolari e democratici della societá colombiana alla MINGA NAZIONALE DI RESISTENZA INDIGENA, una giornata di unitá comunitaria, sociale e popolare
NOSTRI OBIETTIVI
1. Seminare nuovamente nella memoria collettiva che i Popoli Indigeni dal 1492 vengono sistematicamente sterminati, situazione che si é aggravata con le politiche dell’attuale governo.
2. Difendere la vita e i diritti territoriali, politici ambientali e alimentari.
3. RIfiutare la illegittimitá e illegalitá del governo e del congresso della Repubblica per essere legati al paramilitarismo.
4. Esiger il pieno sviluppo dei diritti umani e costruire tutti assieme un paese per tutti.
5. Liberar la Madre Tierra, por que mientras ella sea sometida y destruida no hay futuro para nadie.
AZIONE URGENTE
ESMAD SGOMBERA 200 FAMIGLIE DI MINATORI Suarez, Cauca - 20 Agosto 2008
per Galería de la Memoria – CSPP – Nomadesc – Defensoría Juvenil -
Red de Banco de Datos de Derechos Humanos
Dalle 2,30 del pomeriggio nel municipio di Suárez, Cauca, nella miniera ubicata al bordo del fiume Cauca, di fronte alla Galleria della zona urbana, approssimativamente 60 membri dell'ESMAD e della Controguerriglia, che si spostavano su due camion, un autobus, due tank e due camioncini hanno attaccato violentemente contro 200 famiglie della comunità di minatori, nella gran maggioranza afrocolombiani, lanciando gas lacrimogeni e colpendoli con manganelli e prendendoli a calci.
L'ordine dello sgombero é stato dato data dal sindaco di Suárez, Luís Fernando Colorado Aponzá, con l'argomento che questi sarebbero terreni di alto rischio. Denunciamo anche il ruolo giocato dalla personera municipale José Denis Balanza che non sta operando a tutela dei diritti umani, bensì a beneficio dello sgombero, appoggiandosi all'argomento dell'alto rischio, ma senza offrire alternativa alcuna alle famiglie; in questo senso è importante segnalare che nei giorni passati sono statu sgomberati dalla miniera ubicata nel quartiere San Miguel, 1800 minatori, prometiendo loro una cifra in denaro a titolo di indennità che fino ad ora non é stata completamente consegnata
NEL MONDO,
CON LA COLOMBIA CHE RESISTE! 6 marzo 2008 Giornata Nazionale e Internazionale
per le vittime dei crimini di stato
per gli scomparsi, per gli sfollati, per i massacrati, per i giustiziati
IL VENEZUELA CHIUDE L'AMBASCIATA A BOGOTA' E INVIA TRUPPE ALLA FRONTIERA
Il capo di stato ha ordinato al cancelliere Nicolás Maduro di trasferire tutti i funzionari della capitale Colombiana in Venezuela.
Nello stesso tempo ha ordinato al titolare della Difesa, Gustavo Rangel Briceño, di inviare dieci battaglioni per proteggere la frontiera colombo-venezuelana
Stampa Web YVKE(Heison Moreno)
Domenica 2 marzo 2008, 1,20 pm
Il presidente della Repubblica, Hugo Chávez, ha ordinato questa domenica durante la trasmissione del suo programma Aló, Presidente Nº 306, di chiudere l'ambasciata del Venezuela a Bogotà e far rientrare tutti i funzionari dalla Colombia.
Il capo di Stato ha anche dato ordini al ministro del Potere Popolare per la Difesa, Gustavo Rangel Briceño, affinché invii 10 battaglioni di carri armati e di mettere in volo aerei militari alla frontiera colombo-venezuelana. Allo stesso tempo il mandatario nazionale ha informato che il suo governo non assisterà all’incontro di UNASUR prevista in suolo colombiano.
Il presidente ecuadoriano, da parte sua Rafael Correa, ha ritirato questa domenica il suo ambasciatore da Bogotà e sta muovendo truppe verso il nord. L’ "Ecuador può contare su di noi per qualunque cosa, in qualunque circostanza", ha detto Chávez. La decisione è stata presa da entrambi i mandatari a seguito dell'incursione del governo colombiano alla frontiera ecuadoriana senza autorizzazione, questo venerdì in ore notturne. “Non permetteremo all'impero nordamericano che è il padrone ed al presidente Uribe che è il suo cagnolino di dividerci", ha condannato Chávez.
Il portavoce della guerriglia è stato ucciso nel corso di un’operazione aerea
'Il numero delle Farc (le forze armate rivoluzionarie di Colombia), Raul Reyes, è stato ucciso dall’esercito colombiano. Lo ha annunciato l’emittente radiofonica privata Radio Caracol.
Il numero due delle Farc e portavoce della guerriglia è stato ucciso nel corso di un’operazione aerea vicino alla località di Teteye, nel sud del Dipartimento del Putumayo vicino alla frontiera con l’Ecuador: lo ha precisato Radio Caracol citando fonti governative.
Secondo queste fonti, aerei spia hanno localizzato grazie a una comunicazione satellitare il leader dei ribelli che è stato ucciso in un bombardamento con almeno altri dieci guerriglieri.Fra gli uomini delle Farc che hanno perso la vita stamani in un’operazione dell’esercito colombiano c’era anche Guillermo Enrique Torres, conosciuto come Julian Conrado, membro dello Stato maggiore dell’organizzazione e considerato un ideologo del movimento. Lo ha detto oggi il ministro della difesa colombiano Juan Manuel Santos.
Il governo colombiano aveva offerto una ricompensa di 2,7 milioni di dollari a chiunque fornisse informazioni utili per la cattura o l’uccisione di Torres e del portavoce, Raul Reyes. Su Reyes pendeva un mandato di cattura spiccato dal dipartimento di Stato statunitense, con una taglia fino a cinque milioni di dollari per chi avesse aiutato ad arrestarlo. Reys è il primo esponente del Segretariato dello Stato maggiore delle Farc a rimanere ucciso in un’azione militare. «È il colpo più duro inferto nella storia a questo gruppo terroristico», ha detto Santos commentando l’operazione dell’esercito. Da RCN - 01 marzo 2008
Comunicazione del Ministro della Difesa colombiano, Juan Manuel Santos sulla dinamica dell'operazione militare che ha avuto come conseguenza l'uccisione di diversi guerriglieri tra cui Raul Reyes
Video di RCNPer il segretario del Partito Comunista colombiano Raúl Reyes non era un terrorista TeleSUR 01/03/08
Esperti consultati da TeleSUR ritengono che la morte di Raúl Reyes ptrebbe portare al blocco nelle negoziazioni tra le FARC e i mediatori nazionali ed internazionali.
Raúl Reyes, membro del segretariato delle Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia (FARC), caduto all’alba di questo sabato, vittima di un bombardamento a sorpresa del’esercito colombiano, non era un "terrorista" come si è cercato di farlo credere, secondo quello che ritiene il segretario generale del Partito Comunista Colombiano, Jaime Caicedo.
In una intervista esclusiva a TeleSUR da Bogotà, Caicedo ha spiegato che Reyes era un uomo di umili originine e che grazie alla sua capacità "autodidatta" è riuscito a trasformarsi in una persona con grandi responsabilità sul terreno internazionale. "Quasi tutti i portavoce, dalla chiesa fino ai rappresentanti di governi stranieri hanno avuto contatti con questa persona."
Possiamo affermare con perfetta chiarezza che non era un terrorista, che non si trattava di un bandito come si è voluto mostrare con tono trionfalistico mentre si menziona il suo decesso durante un combattimento militare", ha chiarito il politico colombiano.
LE FARC HANNO LIBERATO NELLA SELVA QUATTRO EX PARLAMENTARI COLOMBIANI
da TeleSUR- 27 febbraio 2008 Il ministro Chacín ha assicurato che questa liberazione costituisce “un passo umanitario che, siamo sicuri, è un passo in più verso il lungo cammino che speriamo vada verso la pace in Colombia”.
La nuova Televisione del Sud ha trasmesso questo mercoledì immagini in esclusiva del momento della liberazione, da parte della guerriglia delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) questo mercoledì, dei quattro ex legislatori colombiani la cui consegna era attesa dai loro parenti e dalla popolazione della Colombia e del Venezuela.
In queste immagini si vede l’emozionante istante in cui il ministro venezuelano dell'Interno e Giustizia, Ramón Rodríguez Chacín, e la senatrice colombiana Piedad Cordoba, ricevono in piena selva del Guaviare Gloria Polanco, Luis Eladio Pérez, Orlando Beltrán e Jorge Eduardo Géchem, dalle stesse mani di membri della guerriglia.
"A nome del nostro Comandante in Capo, il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Hugo Rafael Chávez Frias ed accompagnati dalla senatrice Piedad Cordoba, ricevo le persone che stanno liberando le Forze armate Rivoluzionarie della Colombia - Esercito del Popolo, per essere consegnate al Governo del Venezuela, a nome del quale le sto ricevendo", ha detto il ministro Rodríguez Chacín, dopo di avere scambiato alcuni parole per radio col mandatario venezuelano.
dal Manifesto - 29 febbraio 2008 Appelli di Chavez a Tirofilo e di Sarkozy alle FARC. A Uribe potrebbe far più comodo morta che libera
INGRID BETANCOURT, LA VITA APPESA A UN FILO
di s.d.q. Aumentano le preoccupazioni per la sorte di Ingrid Betancourt, l'ex candidata presidenziale colombiana sequestrata dalle FARC 6 anni fa. Le ultime testimonianze vengono dai 4 sequestrati, ex membri del Congresso della Colombia, liberati mercoledì dal gruppo guerrigliero grazie alla gestione del presidente venezuelano Hugo Chavez e condotti a Caracas. Ingrid “sta molto male, è molto malata, è esausta sul piano fisico e psichico”, ha detto uno dei quattro, aggiungendo che è “maltrattata e tenuta in catene in condizioni inumane”. L'ex marito francese di Ingrid, Fabrice Delloye, che vive in Francia assieme ai figli della coppia, ha affermato che Ingrid soffre di una “epatite B cronica”.
da TeleSUR- 3 febbraio 2008 COMUNICATO Secretariatdo dello Stato Maggiore Centrale - FARC-EP.
Montagne Colombiane, 31 gennaio 2008
1. Come riconoscimento ai loro persistenti sforzi per concretizzare un Accordo Umanitario, vogliamo sollecitare il presidente Hugo Chavez e la Senatrice Piedad Cordoba affinché si apprestino a ricevere personalmente o attraverso loro delegati in territorio colombiano, i parlamentari Gloria Polanco de Losada, Luis Eladio Pérez e Orlando Beltrán Cuéllar che libereremo unilateralmente dato il loro stato di salute
CLARA ROJAS E CONSUELO GONZALES LIBERE.
E LA COLOMBIA QUANDO? di Oscar Paciencia
Tra una mangiata di fegato di Uribe, una mezza brutta figura delle FARC e un sospiro di sollievo di Chavez, le due donne ritornano dalla selva. Vive.
Confermano che a causa dei continui attacchi dell'esercito nella zona prevista per la loro consegna alla Croce Rossa Internazionale e alla commissione di facilitazione internazionale non fu possibile rispettare la scadenza precedentemente definita. In un video distribuito da TeleSur, le due donne, al momento della liberazione, abbracciano il commando guerrigliero delle FARC che le ha accompagnate. Uribe non può fare a meno di ringraziare a denti stretti il sempre più rivale ed in ascesa presidente venezuelano, il quale, scampato dai pericoli del tiro mancino che gli hanno giocato le FARC alludendo alla consegna del piccolo Emmanuel (figlio di Clara Rojas nato nella selva) quando non era in loro potere farlo, si compiace e si rallegra, preparando la prossima mossa. Dal canto loro le FARC recuperano in extremis, con la consegna delle prigioniere, la bruttissima figura fatta di fronte al mondo, ammettendo che dal 2005 Emmanuel era stato consegnato ad una famiglia di Bogotà. Se non lo avevano loro, perchè mai proporsi di consegnarlo assieme alle due donne?
Comunicato delle FARC-EP ABBIAMO LIBERATO CLARA E CONSUELO!
10 gennaio 2008
trad. Associazione Nuova Colombia
Onorando la parola e l’impegno, le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, FARC, consegnano oggi al Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Hugo Chávez, alla senatrice Piedad Córdoba ed alla comunità internazionale Clara Rojas e Consuelo Gonzáles de Perdomo. Se il bambino Emmanuel non si trova tra le braccia di sua madre, è perché il Presidente Uribe Vélez lo tiene sequestrato a Bogotá. Deve liberarlo, affinché tutti si possa celebrare questo successo.
Clara Rojas e Consuelo Gonzales del Perdomo appena liberate nel dipartimento del Guaviare, nel sudest colombiano, vengono consegnate alla Croce Rossa Internazionale e al rappresentatne del governo Venezuelano
COLOMBIA, STAVOLTA E' VERO. LE FARC LIBERANO DUE OSTAGGI
Elicottero con le insegne della Croce rossa vola sulla jungla e torna con Clara Rojas e Consuelo Gonzales, rapite nel 2002. È il primo rilascio di sempre. L'annuncio di Chavez
di Guido Piccoli
Giusto e quasi dovuto. Clara Rojas, l'assistente di Ingrid Betancourt, e l'ex-deputata Consuelo Gonzalés Perdomo sono finalmente libere. Dopo averle raccolte in una radura di una regione del Guaviare considerata sacra dagli indios Nukak Makù (tra gli ultimi nomadi del mondo), due elicotteri M-17 venezuelani hanno preso il volo in direzione di Caracas, con una sosta nell'aeroporto di Santo Domigo. Le aspettano i familiari, che non le vedono da quasi sei anni. «Mi sembra di sognare», ha detto la madre di Clara, mentre la figlia di Consuelo ha rivelato «di avere sempre creduto che tutto sarebbe finito bene». E le aspetta Hugo Chávez, che si è confermato l'unico regista possibile della pace colombiana.
L'offerta, la mediazione, il «licenziamento», il ritorno. In mezzo, sconfitta elettorale e rimpasto di Geraldina Colotti Non sarà stato il ciak di Oliver Stone, ma la prima scena ieri era la sua: primo piano sull'ostinazione del presidente venezuelano Hugo Chavez, che ha portato a casa un importante risultato di diplomazia internazionale riconsegnando alle famiglie Clara Rojas e Consuelo Gonzalez, detenute nelle mani dei guerriglieri delle Forze armate colombiane.
La nostra associazione [...] non ha l’abitudine di alimentare e protrarre in pubblico polemiche con singoli giornalisti [...] Questa volta, però, le cose stanno diversamente. Che i media del regime colombiano, la CNN e la BBC ed i mezzi di disinformazione europei ed italiani prendessero la palla al balzo, approfittando dell’abortita liberazione da parte delle FARC di Clara Rojas e Consuelo de Perdomo, per strumentalizzare la vicenda del bambino Emmanuel e demonizzare così il movimento guerrigliero colombiano, ce lo aspettavamo. Ma che due giornalisti sedicenti “di sinistra”, come Guido Piccoli e Gennaro Carotenuto, si siano lanciati in questo sciacallaggio nel modo più opportunistico e deontologicamente scorretto, va denunciato con forza.
PENOSA AMMISSIONE DELLE FARC «NON ABBIAMO IL BAMBINO»
I responsabili delle guerriglia sostengono in modo imbarazzato che il piccolo Emmanuel, affidato a «persone onorate», sarebbe stato «rapito dal governo Uribe per far saltare lo scambio». Il presidente canta vittoria
di Guido Piccoli
Il comunicato delle Farc, datato 2 gennaio, è arrivato, attraverso il sito dell'Agenzia Alternativa colombiana, nella notte di venerdì. Sei punti per ammettere che il piccolo Juan David, rinchiuso in un orfanotrofio di Bogotà, è effettivamente il figlio di Clara Roja. Secondo le Farc, il bimbo, affidato a «persone onorate» per metterlo al riparo dai rigori della guerra, sarebbe stato sequestrato dal governo di Uribe con «l'infelice proposito» di sabotare la sua consegna, quella della madre e dell'ex deputata Consuelo González Perdomo al presidente venezuelano Hugo Chávez.
In questi ultimi giorni, si è intensificato il susseguirsi di menzogne e mezze verità sulla vicenda dell’abortita liberazione unilaterale -da parte della guerriglia rivoluzionaria delle FARC- dell’ex rappresentante alla Camera Consuelo Gonzáles de Perdomo, Clara Rojas e suo figlio Emmanuel....
5 gennaio 2008 COLOMBIA: UN BAMBINO STRITOLATO DALLA "GUERRA AL TERRORISMO" di Gennaro Carotenuto
L’unica cosa sicura è che soprattutto la vita di Clara Rojas, la madre del piccolo Emmanuel, è in pericolo come mai prima d’ora. Metterla a tacere per sempre, tanto da parte delle FARC come da parte del governo di Álvaro Uribe, è senz’altro la soluzione più semplice. Cosa vuoi che sia un morto in più in un paese che si dissangua da mezzo secolo?
ACCORDO UMANITARIO. Intervista al Generale Fredy Padilla de Léon
"IL RISCATTO MILITARE E' UNA OPZIONE LEGITTIMA E RESPONSABILE"
Lo afferma il comandante delle Forze Militari 5 dicembre 2007-
da El Tiempo /EFE
Il Generale Fredy Padilla ha d’altra parte negato che l’esercito abbia occultado le prove di vita dei sequestrati. “Non so que interessi abbia Piedad Córdoba e se è allucinata”, ha detto.
Padilla durante l’intervista con la radio La W che tutti i giorni le Forze Militari stanno lavorando per trovare il rifugio in cui sono tenuti i sequestrati nelle mani delle FARC.
Ha riconosciuto che è impossibile garantire che durante un operativo militare non si produca la morte di qualcuno dei sequestrati, ma ha sottolineato che queste operazioni sono realizzate da professionisti con le competenze necessarie per svolgerle.
"Non è un riscatto fatto in qualunque modo, è un riscatto basato su notizie di intelligence, con truppe ben addestrate e ben dirette per questo tipo di operazioni” ha detto Padilla.
ACCORDO UMANITARIO. Intervista a Juan Carlos Lecompte
"URIBE SCOMMETTE SULL'OPZIONE MILITARE E QUESTO VA A FINIRE CON LA MORTE DI INGRID NELLA SELVA"
Lo sposo di Ingrid Betancour, l’ostaggio più emblematico delle FARC, lancia durissime critiche al presisdente ed al popolo colombiano. 8 dicembre 2007 da Néstor Restivo /Clarín
Parla con Clarín con rabbia e dolore il marito di Ingrid Betancourt, Juan Carlos Lacompte, che il giovedì ha visto a Buenos Aires la presidentessa apena eletta Cristina Fernández di Kirchner e ha raccolto l’impegno dell'Argentina di chiedere ad Uribe che cerchi una negoziazione. "Cristina mi ha detto che mercoledì ha parlato con lui con lui e che lo rifarà lunedì, dopo il giuramento. Benvenuto, così come influisca anche Lula. Ma la migliore opzione era e rimane Hugo Chávez, cului il quale è ammirato dalle FARC e in cui esse credono di più. Lo hanno mostrato le prove di vita che gli hanno mandato e che Uribe ha intercettò dopo aver definito terminata la sua gestione, con la scusa che Chávez aveva chiamato il comandante dell'Esercito o per pressione degli USA, non so. So solamente che è solo la pressione internazionale che potrà aiutare in queste ore limite, perché se dipende dar Uribe, gli ostaggi moriranno
YOLANDA PULECIO, ASTRID
BETANCOURT, PIEDAD CORDOBA
1 dicembre 2007 Intervista alla sorella, alla madre e alla senatrice Cordoba sulla situazione dei prigionieri delle FARC
da a VTV del Sistema di imformazione del governo Venezuelano
Dall'inizio dell'anno nel Catatumbo, nel Dipartimento del Nord di Santander, regione strategica al confine con il Venezuela, ricca di petrolio, carbone, biodiversità e cultura è sottoposta ad una non nuova forma di pressione da parte dell'Esercito Nazionale, quella che in quei luoghi viene chiamata 'esecuzione extragiudiziaria'. Cittadini inermi, siano essi contadini, indigeni, commercianti o studenti, vengono trovati uccisi e presentati come vittime di combattimento con la guerriglia. E questo perchè i soldati devono dimostrare dei risultati al governo di Uribe, il quale, a sua volta, deve presentare gli esiti di tutti i soldi che i Nordamericani spendono nel finanziargli la guerra alle 'guerriglie'.
Molte comunità sono affluite il 20 ottobre al municipio di El Tarra dove, in un'assemblea pubblica con l'Alto Stato maggiore delle due Brigate Mobili impiegate nel Catatumbo, hanno reclamato spiegazioni dall'esercito.
Video dell'assemblea a El Tarra a cura di AliceRebelde / REDHER registrato il 20/10/2007 - pubblicato 14/12/2007
NULLA DI FATTO. URIBE LICENZIA CHAVEZ.
PER ORDINE DI BUSH E DELL'OLIGARCHIA COLOMBIANA
di Oscar Paciencia
In queste ultime due settimane sono nate e morte le speranze per la liberazione dei prigionieri (o sequestrati: a seconda dei punti di vista) in potere delle FARC-EP, e di circa 500 guerriglieri (o terroristi: a seconda dei punti di vista) reclusi nelle carceri colombiane. Ma soprattutto sono nate e morte le speranze di un intero popolo di vedere terminata la carneficina che da più di cinquant'anni violenta la vita e il futuro di una intera società.
Prima Uribe nomina la senatrice liberale Piedad Cordoba come ambasciatrice per il dialogo con le FARC e promuove (anche se a malincuore) la mediazione del presidente Venezuelano Chavez.
Quando si accorge che l'accordo potrebbe diventare realtà, intima a Chavez di concludere entro l'anno una trattativa che lui non ha mai voluto mettere in piedi dalla sua prima elezione - nel 2002 - ad oggi. Ma questo non basta: potrebbe anche darsi che Chavez ce la faccia. Allora chiede prove in vita dei prigionieri e quando le prove (i video) stanno per arrivare, grazie alla mediazione di Cordoba e Chavez, una telefonata di cinque minuti fatta al comandante dell'esercito colombiano da parte del mandatario venezuelano, gli offre lo spunto - liberatorio - per classificare Chavez come partigiano dei terroristi, ipocritamente impegnato nello scambio umanitrario per fini elettoralistici in Venezuela e gli toglie ogni mandato, provocando la crisi più acuta degli ultimi anni tra i due paesi e dopo solo un mese e mezzo dalla inaugurazione congiunta del gasdotto di Ballenas.
Infine Uribe 'arresta' tre miliziani delle FARC in Bogotà ove, secondo il governo si stavano preparando ad un attentato e 'casualmente' sequestra loro alcuni video prodotti tempo fa.
Sono le prove in vita di Ingrid Betancourt, dei tre contrattisti Nordamericani e di molti altri poliziotti e militari fatti prigionieri dalle FARC negli ultimi 10 anni. VIDEO FARC, BETANCOURT E' VIVA 1 dicembre 2007 Cinque video, «scoperti» durante un blitz dei servizi segreti in un hotel di Bogotà, mostrano che gli ostaggi nelle mani della Farc sono vivi. E che Uribe ha mentito
di Guido Piccoli
La Betancourt è viva. Dimagrita, sciupata, con i capelli sciolti e lo sguardo a terra. Triste, com'è ovvio, ma viva (e questo non era così ovvio). E sono vivi anche un ex senatore colombiano, Luis Eladio Pérez, e una quindicina di prigionieri di guerra: dodici ufficiali colombiani e tre agenti della Cia, Marc Gonsalves, Thomas Howes e Keith Stansell, abbattuti sul loro aereo spia cinque anni fa, che appaiono in buona forma fisica e con l'espressione da Rambo.
E.L.N. si pronuncia sulla rottura del dialogo per lo scambio PRESIDENTE, DI' LA VERITA' AL PAESE
29 novembre 2007 - Rivista Insurreción Il governo che presiede Uribe Vélez presenta la sua politica di Sicurezza Democratica come se si trattasse della pozione che cura tutti i mali di cui soffre il paese e il piedistallo su cui si riposano le istituzioni della nazione.In nome di questa cosiddetta politica giustifica tutto quello che fa e trae fondamento per tutti gli attacchi violenti che porta avanti agli oppositori del suo governo e al regime. Questo è stato l’argomento sostenuto per la intempestiva cancellazione della mediazione del presidente Chávez, al fine di concretare l’accordo umanitario.
Dal momento in cui la presidenza ha annunciato le facoltà attribuite al presidente Chávez quale facilitatore dell’accordo umanitario, le stesse sono state ricevute da una piogga di critica dai settori più retrivi del paese e dal governo degli Stati Uniti.
INSULTI TRA CHAVEZ ED URIBE, I DUE PAESI VERSO LA ROTTURA
27 novembre 2007
Chavez attacca, Uribe risponde sullo stesso tono. A tre giorni dalla fine della mediazione venezuelana nello scambio di prigionieri, esplode la crisi diplomatica
di Guido Piccoli
Manca solo che si dichiarino guerra. A tre giorni dal brusco stop imposto da Alvaro Uribe alla mediazione di Hugo Chávez nello scambio di prigionieri in Colombia, quest'ultimo non ha saputo, o voluto, trattenere la rabbia.
Con un linguaggio durissimo, ma tipico della sua indole, il presidente venezuelano ha dichiarato di non credere che Uribe voglia la pace, l'ha definito codardo, traditore, bugiardo e «non degno del suo paese» e ha annunciato il congelamento delle relazioni tra i due paesi.
CHAVEZ: "URIBE HA GETTATO LA MASCHERA" dal 26 novembre al 2 dicembre 2007 (in aggiornamento continuo) Varie interviste ed interventi di Chavez in cui racconta la sua versione della rottura con Uribe.
da Radiomundial Sistema di imformazione del governo Venezuelano
VIDEO-INTERVISTA A UN PRIGIONIERO DELLE FARC
25 novembre 2007 - TeleSur (Venezuela) Durante una intervista esclusiva concessa a TeleSur (emittente venezuelana), il capitano Guillermo Solórzano, comandante della Polizia Nazionale colombiana nella località di Florida, nel dipartimento del Valle del Cauca, che venne fatto prigioniero dalle Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (FARC) il passato 4 giugno, ha rivelato dal suo luogo di prigionia che è in perfette condizioni di salute. La testimonianza di Solórzano, che costituisce una prova di vita di questo cittadino colombniano in potere delle FARC, è stata trasmessa da TeleSUR la scorsa domenica 25 novembre, nel documentario 'Voces desde la Selva'
OSTAGGI, NESSUNA PIETA'. URIBE AFFONDA CHAVEZ 23 novembre 2007 Con un pretesto il presidente della Colombia silura la mediazione di Caracas per liberare la Betancourt e gli altri sequestrati dalle Farc
di Guido Piccoli
Non erano giorni, ma ore quelle che, lunedì scorso, Alvaro Uribe stava concedendo alla mediazione di Hugo Chávez per lo scambio di prigionieri tra lo stato colombiano e le Farc. In realtà, aspettava solo un pretesto per farla finita. Nel vertice cileno della settimana scorsa, Uribe aveva cercato di mettere le briglia al suo intraprendente e disinvolto vicino.
URIBE: TIRO MANCINO A CHAVEZ SU INGRID E SCAMBIO UMANITARIO
21 novembre 2007 Al presidente venezuelano il diktat di Bogotá: tempo fino al 31 dicembre per convincere le Farc. Se no ritorna l'opzione militare di Guido Piccoli
In Colombia l'illusione ha i giorni contati. Il presidente Alvaro Uribe ha scelto il giorno dell'incontro a Parigi tra Hugo Chávez e Nicolas Sarkozy per suonare le campane a morto sullo «scambio umanitario» tra il suo governo e la guerriglia delle Farc, che dovrebbe portare alla liberazione di Ingrid Betancourt e una cinquantina di altri sequestrati e prigionieri di guerra contro un mezzo migliaio di guerriglieri detenuti nelle carceri statali.
Scontri all'Università nella commemorazione del CHE
PROTESTE ALL’UNIVERSITA’ NAZIONALE DI BOGOTA’
RICORDANDO IL CHE E CONTRO IL GOVERNO URIBE
Bogotà 15 ottobre 2007
da RED ANTORCHA IDENTIDAD ESTUDIANTIL
traduzione Comitato Carlos Fonseca
Alle 11,15 del 11 Ottobre 2007 più di 200 giovani di differenti organizzazioni politiche si sono presentati nella storica Piazza CHE della UNAL - di Bogotà, convocando agli altri studenti al “TROPEL” (come è conosciuta questa forma classica di protesta in Colombia).
I portavoci della manifestazione hanno denunciato la politica del Governo Nazionale che vuole implementare una serie di riforme puntano alla privatizzazione e con la nomina di alcuni funzionari direttivi imposti direttamente dalla “Casa de Narino” ( Palazzo presidenziale) e che applicano le politiche statali in modo autoritario.
I manifestanti hanno anche rivendicato le proteste sociali che erano programmate per i gioni 10-11-12 ottobre e convocate da contadini e lavoratori in rifiuto del Governo Uribe, considerato come “mafioso e paramilitare” e rispetto al quale gli ultimi accadimenti mostrano la relazione attuale tra il presidente stesso e il Cartello di Medellin e i gruppi paramilitari.
La protesta, alla quale parteciparono circa 2000 studenti, fu convocata per commemorare il 40° anniversario della morte di Ernesto Che Guevara avvenuta in Bolivia il 8 ottobre 1967 e si unisce agli eventi realizzati in tutto il mondo per ricordare e rivendicare il rivoluzionario.
Ricordiamo che ci sono state anche proteste nella università di ANTIOQUIA e nella università di NARINO dove sono stati lanciati slogal per la LIBERAZIONE NAZIONALE.
LE FARC SI RIUNIRANNO CON IL PRESIDENTE CHAVEZ IL PROSSIMO 8 OTTOBRE
17 settembre 2007
Questo è quello che afferma il portavoce di questa guerriglia, Raúl Reyes, in un video che consegnò alla senatrice Piedad Córdoba, con cui si riunì da qualche parte nella selva tra giovedì e venerdì scorso.
Seppur nel messaggio non era specificato, El Tempo ha saputo che sarebbe proprio Reyes l’inviato speciale delle FARC e che il luogo dell’incontro sarebbe probabilmente Palazzo Miraflores (presidenziale) di Caracas.
Nel video Reyes, seduto ad un tavolo del suo accampamento con cordoba, ringrazia Chavez. “Voglio felicitarmi con lui per l’impegno che ci ha messo, per il suo ammirevole lavoro”, le dice. Inoltre sottolinea la determinazione delle FARC per continuare ad andare avanti verso un accordo che permetta la liberazione di politici, membri della forza pubblica e i tre statunitensi, in cambio di circa 500 guerriglieri incarcerati, tra cui Reyes include Sonia e Simon Trtinidad, oggi prigionieri negli Stati Uniti.
Incontro a Bogotà tra i due presidenti URIBE "INCONTRA" CHAVEZ
A cura di Oscar Paciencia
Ci sono movimenti in atto che fanno pensare vicino l'accordo umanitario (scambio di prigionieri) tra il governo colombiano e le FARC? Da quello che è successo negli ultimi sette giorni sembrerebbe di si. Dopo l'incontro a Caracas tra il presidente venezuelano e una folta delegazione di parenti dei prigionieri delle FARC, questi ultimi e la determinazione del bolivariano sono riusciti ad ottenere l'incontro, duranbte il quale sono stati affrontati anche temi economici riguardanti un gasdotto tra i due paesi.
Chavez si è detto disposto a incontrare personalmente Marulanda, comandante in capo delle FARC, mentre Uribe ha affermato che permetterà l'incontro in territorio venezuelano tra un comandante fariano e il presidente. Nello stesso momento, nella selva sud di Colombia La Jornada messicana intervistava Reyes il quale pareva favorevole alla possibilità che Marulanda possa incontrare Chavez in Venezuela.
Da Il Manifesto - 2 settembre 2007
Il «mediatore» Chavez riceverà i leader FARC Accordo con il colombiano Uribe. Presto i leader del gruppo guerrigliero a Caracas. Si punta alla liberazione di 45 ostaggi eccellenti in cambio di decine di prigionieri politici
di Giuseppe De Marzo
Bogotà [versione IT]
Chávez, ha ricevuto la senatrice colombiana Piedad Cordoba, a cui manifestò la volontà che esiste da parte del suo Governo per aiutare a propiziare un accordo tra Bogotà e le Forze armate Rivoluzionarie della Colombia, FARC, che permetta di ottenere la liberazione delle persone che si trovano in potere del gruppo armato.
Dopo molteplici incontri con i parenti delle persone in potere delle FARC,
tra cui Clara de Rojas, Piedad Cordoba e il Professor Moncayo,
Chavez si rende disponibile ad aiutare per l'accordo umanitario
che vede lo scambio tra prigionieri
La multinazionale spagnola del petrolio e il suo finanziatore sotto accusa PROTESTE CONTRO REPSOL IN SPAGNA Spagna. Maggio , giugno, luglio 2007
Cariche poliziesche, bastonate e detenuti in una protesta pacifica di fronte alla sede centrale di La Caixa, Madrid
da Madrid Digital - 04/07/2007
Un teatrino posto di fronte alla sede centrale di La Caixa realizzata dal collettivo "Rompiamo il Silenzio" per denunciare la sua partecipazione finanziaria nella Repsol YPF, è stato fortemente soffocato dalla polizia, che ha arrestato per lo meno due persone, dopo aver fermato una trentina di manifestanti nella stazione di Gregorio Marañón.
I partecipanti all'atto hanno denunciato che la Caixa "è il secondo maggiore azionista della Repsol YPF, 12,5%, ed è la promotrice dell'espansione della multinazionale in America Latina, cos' come della sua alleanza strategica con Gas Naturale. "L'attività di Repsol YPF produce un forte impatto, tanto sociale come ambientale", accusano gli attivisti.
Circa 60 persone si sono mosse verso la piazza di Gregorio Marañón, dove è situata la sede centrale di La Caixa a Madrid. Lì, nel giardino, hanno realizzato una simulazione degli impatti che provocano le prospezioni petrolifere, dove la polizia li ha duramente repressi.
Una ventina di attivisti di diverse organizzazione - coordinamento di ONGS, Soldepaz-pachakuti, Corrente Sindacale di Sinistra, negozio di commercio equo Picu Rabicu, Cambalache, Espacio alternativo ed autogestito Escanda, Collettivo contro la repressione Calecer, Cosal-Xixon e vari rifugiati colombiani e persone a titolo personale e all'interno della Campagna Asturiana contro la spoliazione compiuta dall'industria petrolifera Repsol in Colombia, hanno partecipato davanti ad un distributore di benzina di REPSOL del centro di Xixon in un atto di protesta e denunicia contro la politica della multinazionale in Colombia, America Latina, nel mondo e nello Stato Spagnolo; sono stati distribuiti trittici informativi, volantini, esposti striscioni, ed il gruppo di Escanda hanno sceneggiato l'effetto mortale che la compagnia esercita sulle comunità indigene, contadine,organizzazioni sociali ed in generale in tutta la colombia.
Oggi ha avuto luogo al riunione annuale della Giunta Generale degli Azionisti della impresa Repsol YPF. Differenti associazioni e organizzazioni sociali, raggruppate nella Campagna dei Colpiti dalla Repsol e nella Campagna Chi deve a CHI?, hanno approfittato della celebrazione di questa riunione per denunciare le conseguenze sociali, ambientali, economiche e culturali che hanno le attività di questa corporaizone sulle popolazioni del pianeta.
Il Tribunale Supremo argentino investiga Repsol e altre imprese petrolifere per danno ecologico El Pays - 2 luglio 2007
di Jorge Marirrodriga
Il Difensore del Popolo (Defensor del Pueblo) argentino, Eduardo Mondino, ha denunciato davanti alla Corte suprema del paese, (Corte Suprema), 17 compagnie industrie petrolifere - tra cui la spagnola Repsol, la brasiliana Petrobras e la statunitense Total - per il danno ecologico che stanno causando in un'ampia zona vicina ai circa 10.000 pozzi di petrolio. Mondino esige che le imprese versino i 550 milioni di dollari (406 milioni di euro) stimati che costerà riparare i danni causati dalle installazioni che in molti casi sono abbandonate e in cattivo stato di conservazione.
Una camionetta lascia le orme sulla sabbia del deserto di Erfoud, Marocco.Sulla porta del conducente si nota il logotipo dell' Impresa REPSOL YPF e, di seguito, un gruppo di persone della zona si appresta ad aiutare gli occupanti del veicolo a proseguire la loro strada. Sul fondo suona il classico di Vincent Clarke, Only you, e una vuoce fuori campo sentenzia: "Noi della Repsol YPF sappiamo che ci sono persone che mettono tutta la loro energia in ognuna delle cose che fanno. E questa energia è la nostra fonte di ispirazione.La tua energia ci muove".
Nella sua ultima campagna pubblicitaria di marketing, la multinazionale petrolifera spagnola spiega in questo modo come la sua attività si fonda nella fiducia della gente, che mette tutte le sue energie nel far le cose. Di fronte a ciò, quello che abbiamo tentato di fare con questo quaderno è dare voce a queste persone, per lasciare la loro testimonianza sugli effetti reali che la presenza della compagnia spagnola lascia sul terreno.
(da Colombia nel Pozzo. Gli impatti della Repsol in Arauca. A cura dell'Osservatorio sulle Multinazionali in America Latina (OMAL), Associazione Paz con Dignidad e Istituto Nazionale Sindacale (CED-INS) [version ES]
da ENFOCATE
13 marzo 2007 Il governo colombiano é furioso con AmnistY Internactional per ciò che, nelle parole del Ministro degli Esteri Fernando Araújo, considera “infame, inutile e irrespettuoso verso le sofferenze delle vittime di violenza, il popolo e il Governo”.
"Ha macchie che non si puliscono? Vestiti sporchi? Coscienza sporca? Storia sanguinosa?... Sembra che lei abbia bisogno di Colombia Clean, smobilitazione facile", dice la storiella animata ed ideata per dal caricaturista politico Mark Fiore.
Un uomo, in apparenza un paramilitare di destra, appare con un barattolo di sapone: la "Colombia pulita."Quindi l'animazione prosegue dicendo che quel sapone pulisce le coscienze dei paramilitari che possono continuare ad ammazzare, dei funzionari colombiani e dei politici di Washington che danno milioni di dollari in aiuto militare a questo paese.
"Serve ai generali, narcotrafficanti e politici complici", continua la storiella.Alla fine, appare un guerrigliero delle FARC ed afferma che quel sapone servirà anche per cancellare gli abusi sui diritti umani commessi da quella guerriglia di sinistra.
Assassinato dai paramilitari al servizio del governatore di Oaxaca, Messico.
Uno di noi.
Un'altro assassinato.
di Oscar Paciencia
Non è un fuori tema. Questo blog si occupa di Colombia, della resistenza della popolzione civile alle ingiurie che l'economia del libero mercato distribuisce a piene mani. Si occupa di far conoscere quella parte di Colombia che non apparirà mai sulle copertine patinate delle riviste e nelle pagine dei quotidiani a larga tiratura, delle lotte degli indigeni, dei neri delle donne e degli studenti. Dei campesinos e dei minatori. Si occupa di comunicare l'altra Colombia che già esiste, informando.
E Bradley Roland Will, videoreporter di Indymedia - New York era quello che stava facendo a Oaxaca, Messico, nel quartiere di Santa Lucía del Camino, quando due pallottole di un fucile automatico d'assalto, sparate da un paramilitare, di mestiere poliziotto, in borghese, gli hanno trapassato il petto.
Poteva essere in una città qualsiasi della Colombia. Per comunicare la resistenza popolare, lui aveva scelto il Messico.
Mentre moriva, continuava a riprendere: immagini di resistenza e rumori di spari sono divenuti la sua ultima testimonianza.
Quasi 50 difensori dei diritti umani sono stati assassinati o aggrediti nel 2005. Secondo gli organismi umanitari, l’anno scorso in Colombia, almeno 47 attivisti e difensori dei diritti umani sono stati assassinati o vittime d’attentati attribuiti ai paramilitari e agli agenti statali.
La cifra è stata comunicata a Bogotà dall’Organizzazione Mondiale contro la Tortura e dalla Federazione Internazionale dei diritti umani, con sede rispettivamente a Ginevra e Parigi, e dal colletivo di avvocati colombiani “José Alvea Restrepo”.
Gli organismi sottolineano il fatto che più della metà di questi attacchi contro i difensori dei diritti umani avvenuti nel continente americano si sono svolti in Colombia.
Il rappresentante della Organizzazione Mondiale contro la Tortura, Alberto Leongòmez, ha dichiarato che la situazione relativa ai difensori dei diritti umani in Colombia è piuttosto “critica”.
Il rapporto presentato contiene dati relativi a 90 paesi e avverte che “i difensori dei diritti umani si scontrano con un contesto nazionale in cui domina una moltiplicazione delle strategie eccezionali in nome della lotta al terrorismo, con il fallimento di processi di transizione alla democrazia in molti paesi, con la persistenza di conflitti e gravi violazioni dei diritti”.
Nel capitolo sulla situazione colombiana, si precisa che nel 2005 si verificarono inoltre sette scomparse forzate (“desaparecidos”), otto casi di maltrattamento, quattro aggressioni fisiche, 77 minacce, 78 detenzioni arbitrarie, 36 ostaggi e sette registri illegali di immobili relativi ad attivisti umanitari.
Secondo Leongòmez i difensori dei diritti umani “continuano ad essere vittima di omicidi, minacce e persecuzioni giudiziarie”. Personalmente, il presidente di detto collettivo di avvocati, Alirio Uribe, ha sottolineato il fatto che quello che loro chiedono non è ottenere l’immunità, bensì porre fine alle accuse che “sottraggono legittimità al lavoro svolto dai difensori”.
LA POLIZIA VIOLA LA SEDE DEL SINALTRAINAL
A BOGOTA’
Denuncia pubblica del Presidente del SINALTRAINAL
Bogotà 4 agosto 2006 Traduzione di Oscar Paciencia
Il 3 di agosto 2006 alle 12,15 alcuni uomini in uniforme, che si sono identificati come membri della Polizia giudiziaria SIJIN, sono entrati nella sede del SINALTRAINAL di Bogotà, ubicata nella carrera 15 al numero 35-18 ed hanno cominciato ad ispezionare la casa del sindacato con la scusa che questo era un operativo preventivo legato alla presa dei poteri ufficiale del presidente Álvaro Uribe Vélez del prossimo 7 agosto, e loro dovevano evitare che venisse turbato l’ordine pubblico.
Hanno domandato perché in casa ci fossero tre bombole di gas, che vengono normalmente usate per preparare i cibi; hanno poi ispezionato il secondo piano della palazzina cercando una terrazza ed il patio. Alcune ore prima, nella mattinata, alcuni membri dell apolizia erano stati visti mentre filmavano la sede del SINALTRAINAL dalla strada.
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